I tesori sconosciuti di Genga

0

Meta immancabile in un itinerario marchigiano è Genga, nota quasi esclusivamente per le Grotte di Frasassi, ma di cui si ignorano altri gioielli meno turistici e più suggestivi.

Situato nella zona preappenninica delle Marche in provincia di Ancona, Genga è un piccolo castello sorto nel Medioevo, insieme a tanti altri che costellano le alture delle valli interne dell’anconetano, delle cui origini (antichissime) si sa ben poco.

E’ stata insignita della Bandiera Arancione dal TCI, che premia le località che non solo godono di un patrimonio storico, culturale e ambientale di pregio, ma sanno offrire al turista un’accoglienza di qualità, ed è uno strumento di valorizzazione del territorio.

COSA VEDERE

Il nostro percorso si apre alla volta del maestoso Tempio del Valadier, cui vi si giunge attraverso la salita tortuosa, scandita dalle stazioni della Via Crucis. che attraversa la Gola di Frasassi per quasi un km. La dura salita è assolutamente ripagata dallo spettacolo paesaggistico che si ammira sulla sommità: il Tempio dell’architetto romano si apre maestoso all’interno di una grotta naturale circondata da un folto bosco che ricopre le pareti rocciose. Realizzato nel 1828 da Papa Leone XII (Annibale della Genga) è in stile neoclassico ed ha una pianta ottagonale con cupola rivestita in piombo. Al centro dell’unico ambiente interno, sull’altare in alabastro, è posta la copia della scultura “Vergine con bambino”, il cui originale, attribuito al Canova, è conservato al Museo di Genga. Questo ambiente carsico è anche la perfetta scenografia del presepe vivente che si tiene nel periodo natalizio e che vede la partecipazione di circa 300 figuranti che sono impegnati a far rivivere l’evento che ha cambiato la storia del mondo.

Alla sinistra del tempio, a completare il singolare quadro del Santuario, si inserisce l’antico eremo incastonato nella roccia di S. Maria Infra-Saxa, citato nei documenti fin dal 1029 e composto da un semplice edificio in pietra il cui interno è in parte scavato nella viva roccia. Un tempo utilizzato come convento di clausura per monache benedettine, custodiva un’immagine lignea della Madonna bruciata in un incendio negli anni Quaranta e sostituita da una copia in pietra. Tutta l’area è visitabile in qualsiasi periodo dell’anno ed accessibile gratuitamente.

A qualche minuto di distanza, a ridosso della Gola di Frasassi, la zona di San Vittore delle Chiuse presenta tre gioielli ancora perfettamente conservati: l’Abbazia romanica con annesso monastero (oggi Museo Speleo Paleontologico ed Archeologico), il ponte sul fiume Sentino e la torre di guardia.

L’Abbazia di San Vittore delle Chiuse è il monumento più importante che sorge nel territorio comunale ed uno dei migliori esempi di architettura romanica nelle Marche, tanto da essere stato dichiarato monumento nazionale nel 1902. Sorto nell’XI secolo come come chiesa conventuale benedettina di un complesso monastico, nonostante pesanti restauri novecenteschi mostra ancora l’articolazione volumetrica originale. Situata all’interno di un “anfiteatro” di montagne dalle quali risulta completamente circondata; si dice che lo stesso nome “delle Chiuse” (Rave di Clusis) le sia stato attribuito proprio per questo motivo, perché risultava “chiusa” trai monti, come se la proteggessero nascondendola. L’abbazia è attualmente visitabile dalle 9.00 alle 19.00 tutti i giorni.

Quasi intatto è il ponte romano sul Sentino, su cui si alza una piccola torre medievale databile XII secolo.

La natura qui presenta un affascinante paesaggio, in cui il verde intenso dei boschi e delle pinete si sposa armoniosamente con i molti colori delle rocce e la luce, che attraversa con fatica la Gola di Frasassi, dilaga sul piano del fondovalle.

Anche l’itinerario più breve non può non includere le Grotte di Frasassi, una delle attrazioni più belle di tutto il territorio italiano. Considerate il più grande complesso ipogeo in Europa, le Grotte di Frasassi si caratterizzano per un insieme di percorsi sotterranei della lunghezza di circa 30 km, suddivisi in 8 livelli geologici differenti. Note per le stalattiti e le stalagmiti, concentrazioni calcaree secolari dalle più differenti forme, sono una meta ambita per tutti gli amanti di speleologia e gli appassionati di natura. Le grotte sono aperte al pubblico solo per 1,5 dei 30 km complessivi, all’interno, la temperatura non supera mai i 14°C. Si consiglia di prenotare la visita sul sito ufficiale, in modo da poter valutare offerte, pacchetti ed il percorso più adatto alle proprie capacità.

Se il tempo a disposizione lo permette merita una visita il castello di Pierosara, di cui sono ancora ben conservate le due cinta murarie, con le loro porte, e la superba torre, che aveva la duplice funzione di avvistamento e di difesa.In principio era denominata Castel Petroso, in ricordo dei due giovani innamorati Piero e Sara, che vissero e morirono fra le sue mura dando vita ad una leggenda popolare, cambiò nome e divenne Pierosara. Il luogo di Pierosara evoca tutt’oggi panorami ricchi di suggestione. Per chi volesse immergersi in questa atmosfera senza tempo, si possono percorrere le strette vie del castello e godere della vista che, dall’alto del colle, svela squarci incantevoli.

Il Museo d’arte sacra “San Clemente” di Genga è collocato nel centro storico, nella chiesa di chiesa di San Clemente. Il museo espone i capolavori dell’antica chiesa di san Clemente, vero scrigno di arte e di storia che sorge nel cuore del castello. In attesa dell’urgente restauro dell’edificio, i beni mobili sono allestiti nel Palazzo Pubblico, eretto dal papa della Genga. Il percorso racconta i sentimenti religiosi della comunità, i modelli sociali, i ritmi e gli oggetti della devozione quotidiana. Si sofferma sulle opere di Antonio da Fabriano, straordinari capolavori del Rinascimento marchigiano. Presenta un personaggio storico di grande rilievo: Annibale della Genga, papa nel 1823 con il nome di Leone XII, molto legato al paese natale.

EVENTI E TRADIZIONI

Durante il periodo natalizio, si rinnova a Genga la rappresentazione del presepe vivente, il più grande al mondo per estensione. Ospitato nell’area che inizia con la via di accesso fino alla Grotta del Santuario, copre infatti una superficie di circa 30.000 metri quadri. Lungo la Gola di Frasassi, in uno scenario ideale e straordinario, prendono posto oltre 200 figuranti che, indossati costumi originali e autentici, riflettono le immagini della Natività. Forse anche per la forza suggestiva del panorama rupestre, è stato reputato dalla critica nazionale uno dei più importanti e suggestivi presepi viventi allestiti. Il grande lavoro di allestimento è svolto con passione ed intelligenza dagli abitanti di Genga che mettono a disposizione tempo, capacità e competenza per far rivivere l’evento che ha cambiato la storia del mondo. Lungo il sentiero che porta alla Natività pastori, pescatori, contadini intenti al loro lavoro scandiscono la salita verso la contemplazione dell’evento che si celebra. Una volta giunti alla grotta naturale del Santuario di Frasassi troviamo esperti artigiani: falegnami, fabbri, cestai, fornai, calzolai, scultori, vasai, ricamatrici e tessitrici tutti con gli antichi strumenti della loro arte. Il presepe vivente di Genga, che in oltre trent’anni è stato visitato da più di 380.000 persone, si connota di una valenza solidaristica poiché devolve gli incassi in iniziative di beneficenza.

Nel mese di settembre si tiene la rievocazione storica “Corsa della Botte“, col il palio delle frazioni con percorso ad ostacoli dentro le mura del castello di Genga. Con gli immancabili stand gastronomici.

Nello stesso periodo si tiene il “Frasassi Climbing Festival“, evento dedicato agli amanti dell’arrampicata e degli sport outdoor che si tiene nel Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi. In questo contesto si inserisce la “Frasassi Skyrace”, gara di corsa in montagna con diversi tracciati.

Tra ottobre e novembre si tiene la “Festa d’autunno e sagra della polenta“, presso il castello di Genga, con la mostra mercato dei prodotti tipici e dell’artigianato.

L’ultima settimana di novembre la festa del patrono San Clemente prevede, dopo la benedizione dei mezzi agricoli, una grande festa paesana con dolci e giochi.

Nel mese di luglio si tiene la “Vetrina dell’Artigianato e dei prodotti tipici” che propone un connubio tra artigianato, arte sacra, pittura e fotografia, senza tralasciare prodotti tipici del territorio di piccole e grandi realtà.

ATTIVITA’

Il Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi è una zona di notevole interessa naturalistico e speleo-carsico. Il Parco è un’oasi di natura che offre la possibilità di effettuare escursioni nei suoi moltissimi sentieri, ammirando le ricchezze floro-faunistiche tipiche dell’ambiente preappenninico. Interessanti i fenomeni naturali che coinvolgono quest’area: il carsismo e la presenza di sorgenti solfuree. Splendido esempio carsico è la suggestiva Gola di Frasassi, scavata dalle acque del fiume Sentino, che per millenni ha modellato questi luoghi, creando dirupi rocciosi e dando origine ad un regno sotterraneo di ineguagliabile splendore: le Grotte di Frasassi.

E, dopo le escursioni, è possibile passare a Genga dei momenti di totale relax presso le celebri Terme di San Vittore, le cui benefiche acque sulfuree erano note anche ai romani. Di tipo minerale solfureo-sodica, l’acqua si presenta limpida e fortemente odorosa di zolfo, perfetta per la combattere le affezioni delle vie respiratorie e i reumatismi.

Per far divertire anche i più piccoli, in loc. San Vittore, nell’area verde antistante l’ex mulino nei pressi dell’abbazia romanica di San Vittore alle Chiuse, sorge “Frasassi Avventura”, un parco adatto a tutte le età, bambini compresi. Percorsi sugli alberi con adrenalinici cavi sospesi sul fiume Sentino, traballanti ponti tibetani e carrucole vertiginose aspettano gli amanti dell’avventura e del divertimento.

Non mancano i percorsi ciclabili di cui, quello più noto e suggestivo è quello che va da San Vittore delle Chiuse fino alla costa adriatica nei pressi di Falconara Marittima costeggiando i borghi medioevali del Verdicchio dei castelli di Jesi.

COSA GUSTARE

I casolari rurali forniscono ottimi salumi e gustosi prosciutti che possono essere assaggiati con il pane nero prodotto con il grano locale , tra cui il famoso salame “ciauscolo”. Altre specialità sono: le pappardelle al cinghiale, la polenta con il ragù di cinghiale, la “crescia” cotta sotto la brace, le lumache e i “vincisgrassi”, accompagnati da vini DOC come il verdicchio Rosso Conero o dal liquore “mistrà”. Le tagliatelle stese con il “lasagnolo” sono un piatto unico quando sono servite con il sugo di asparagi o di funghi del sottobosco, in dipendenza delle stagioni.