Toppo, l’anima rurale delle Prealpi

Il piccolo borgo rurale di Toppo, situato nel comune di Travesio, si trova adagiato ai piedi della prima catena delle Prealpi carniche, davanti al quale si apre una vasta piana alluvionale, racchiusa ai lati dal fiume Meduna e dal torrente Cosa e, verso sud, da una fila di colline, che la separano dall’alta pianura spilimberghese.

Poco più di 400 persone animano questo quieto e discreto borgo, tra i meglio conservati della collina pordenonese, tanto che, osservandolo dalla sommità, si può ancora distinguere la conformazione agraria medievale originaria.

Un territorio costellato da tante piccole borgate cristallizzate nel tempo, tra vecchie costruzioni in pietra e portici ad arco, come nel caso di borgo Martins, e architetture più gentilizie, come quelle che caratterizzano il cinquecentesco Palazzo conti Toppo-Wassermann, divenuto centro culturale per l’intero territorio.

Anche i luoghi meno appariscenti celano al visitatore preziose chicche architettoniche ed artistiche.

CENNI STORICI

Le prime attestazioni di Toppo risalgono all’epoca romana: la presenza della via pedemontana, che collegava i valichi alpini con la pianura padana, rendeva la zona piuttosto frequentata. Un ulteriore conferma di questi insediamenti ci viene dal rinvenimento di tracce di ville rustiche con mosaici dove sorgono i masi, le unità agricole familiari.

Il villaggio medievale, che si impostava su preesistenze di epoca romana, si è sviluppato in un contado feudale legato al castello signorile che lo dominava dalle falde del monte Ciaurlec e, già all’epoca, era composto negli attuali nuclei di Pino e Toppo, separati dal rio Gleria.

Stando ad una fonte del 1220 sappiamo che il nucleo abitativo originario era composto da un castello, eretto intorno al XII secolo, e da otto masi, le case rurali a conduzione famigliare. A Toppo l’organizzazione del villaggio basata sui masi, tipica del sistema curtense medievale, appare ben documentata sino alla fine del XVII secolo. Una situazione che ha lasciato importanti tracce nell’urbanistica e nell’architettura dell’attuale borgo, sorto dalla continua evoluzione degli antichi masi e dalla frammentazione dei gruppi familiari.

Dai documenti medioevali, Travesio risultava essere un borgo piccolo ma importante per il commercio con le valli a cui fa capo: la val Cosa e la Val Tramontina. Vi erano varie botteghe di granaglie e vi operavano attivamente ben quattro molini ed una decina di tessitori.

Nel XVI secolo il castello doveva essere già in rovina, per questo i conti di Toppo si impegnarono nell’edificazione di un nuovo palazzo sottostante il castello: conosciuto oggi come Palazzo Toppo-Wasserman, è perfettamente restaurato e spesso viene usato come sede di interessanti mostre tematiche.

Nel 1976 il comune fu devastato dal terremoto del Friuli, che provocò enormi crolli e danni. Lo spirito di sacrificio e l’enorme impegno civile dimostrati in quest’occasione gli valsero la Medaglia d’oro al Merito Civile. L’attività di ricostruzione dopo il terremoto ha modificato l’impianto urbanistico, ma senza impedire che si possano ancora leggere i tratti del sistema dei masi che costituivano i nuclei del borgo originario.

COSA VEDERE

Riconosciuto come uno dei borghi più belli d’Italia, Toppo offre molte attrattive.
Il percorso inizia da uno dei masi originari del primitivo borgo: Palazzo Toppo-Wasserman, sviluppatosi nel Cinquecento come una dimora signorile di campagna quando i signori del luogo decisero di abbandonare l’antico maniero. Rimaneggiato nel Settecento, il palazzo era sede amministrativa per gli affari della famiglia Toppo e, insieme, luogo di villeggiatura. Dal cortile si accede alla cappella gentilizia di San Girolamo: al suo interno due dipinti settecenteschi (forse di Gian Battista Pittoni), l’acquasantiera longobarda risalente al Mille e la statua di Santa Lucia in pietra dipinta, attribuita a un lapicida medunese del Quattrocento. Attualmente il palazzo è visitabile ed ospita mostre temporanee edi reperti archeologici medievali dei feudatari del castello.

Dal palazzo Toppo Wassermann ha inizio il percorso dei masi che conduce alla scoperta degli originari nuclei del borgo. Nel piazzale antistante al palazzo si osserva un edificio secentesco con arco d’ingresso, un tempo residenza estiva dei Conti di Spilimbergo.
Poco oltre, sulla sinistra, inizia la carrabile che porta al castello.

Arroccato su un’altura, alle falde del monte Ciavoleìt, gli imponenti resti del castello di Toppo dominano sull’omonimo borgo e sulla ricca distesa pianeggiante ai piedi delle montagne del pordenonese, tra i corsi dei fiumi Meduna e Cosa. Quello di Toppo è uno dei complessi castellani del Friuli che, pur allo stato di rudere, meglio conserva un assetto fedele all’impianto medievale, poiché non ha subito grandi trasformazioni nei secoli successivi. Pur essendo divenuto, nel Cinquecento, cava di pietre per la costruzione delle case della villa, in seguito al trasferimento dei conti di Toppo nel nuovo palazzo, il castello appare comunque aver conservato il suo antico impianto. Alla fine dell’Ottocento fu ceduto in lascito dalla famiglia Toppo-Wasserman al Comune e alla Provincia di Udine. Un primo intervento di restauro fu fatto negli anni 90 del XX secolo, a cura della Soprintendenza ai Beni Architettonici del Friuli Venezia Giulia, in seguito ai danni procurati dal terremoto del 1976. Dal 2005 il Comune di Travesio e la Provincia di Pordenone, nuovi proprietari dei resti, hanno promosso il definitivo recupero e la valorizzazione del castello nella sua veste di testimonianza e di bene culturale. Tornato ad essere una presenza imponente nel paesaggio della pedemontana, è aperto alle visite.

Dalla parte opposta del comune, è d’obbligo la visita alla chiesa di Travesio, dedicata a San Pietro, risalente al XII secolo ma di origine più antica. Nel corso dei secoli l’edificio originario subì numerosi rimaneggiamenti e ristrutturazioni, fino ad essere quasi interamente riedificata tra il 1843 e il 1857, assumendo l’aspetto neoclassico in uso in quel periodo. Il monumento conserva importanti opere d’arte, preziose testimonianze di un luminoso passato. Su tutti, la chiesa custodisce uno dei più rilevanti cicli pittorici rinascimentali del Friuli: si tratta degli affreschi di Giovanni Antonio de Sacchis detto “il Pordenone”, un artista che rivaleggiò niente meno che con Tiziano. Nel 1516 affrescò mirabilmente la volta e successivamente le pareti dietro l’altare principale con storie della vita di San Pietro, S. Paolo ed episodi tratti dall’Antico e Nuovo Testamento, con uno stile in cui colore e senso plastico anticipano il manierismo. All’abbellimento della chiesa contribuì anche il lapicida Giovanni Antonio Pilacorte che confezionò nel 1484 il portale della sagrestia e nei primi decenni del XVI secolo i due portali laterali della facciata e, sempre del Pilacorte, va inoltre ricordata la fonte battesimale del 1485, ornata da tre putti musicanti seduti su cartigli che sorreggono la coppa intorno alla quale si snoda un motivo fitomorfo.
Una pala d’altare raffigurante la Madonna col Rosario è invece riferibile a Pomponio Amalteo al quale si può attribuire anche la pala del 1533 conservata nella parrocchiale di Usago di Travesio.

Altro luogo fondamentale come come punto di attrazione del popolamento nella zona nel corso dei secoli, è la chiesa dedicata a San Lorenzo martire, ricordata come esistente già nel 1220.

Sul territorio comunale vanno inoltre ricordate la chiesa della Beata Vergine del Cosa detta anche “Madonna del Latte” in località Zancan con il suo mirabile portale del 1505 opera del Pilacorte rapresentante una serie di diciotto putti e la chiesa di San Tomaso Apostolo di Usago con la pregevole pala di Pomponio Amalteo datata 1533.

Ai piedi del Monte Ciaurlec c’è la fornace da calce a fuoco, impiantata nel 1925 per scelta di emigranti che desideravano assicurare un futuro alle loro famiglie. Nel 1957, dopo 32 anni dalla sua inaugurazione, l’impianto ormai obsoleto cessò la sua attività e venne abbandonato sino al 1993, anno in cui venne acquistato da privati che vollero a tutti i costi restaurare il sito e rivalorizzarlo ad uso turistico. I lavori si conclusero il 31 maggio 2006 e poco dopo la Fornace venne catalogata come Insediamento di Archeologia Industriale.

C’è poi il Puntic, un ponte costruito con massi e laterizi che unisce le sponde del torrente Cosa e che sembra essere il più antico di Travesio.

ATTIVITA’

Una bella pista ciclabile, di recente realizzazione, collega il borgo di Toppo al capoluogo Travesio, prosegue per Molevana e Usago e riconduce a Toppo, attraverso vecchie borgate, prati e boschi. Molti sono gli itinerari per gli amanti della bici.
Non mancano i sentieri che si prestano per camminate in montagna, tra cui: l’anello del Col Manzon da Travesiol’anello del monte Ciaurlec da Meduno e l’anello di casera Davass da Toppo.

Un campo sotto il castello di Toppo è attrezzato anche per l’atterraggio per il volo libero o volo in tandem.

Lungo la strada che da Travesio porta al poligono militare si trova la palestra di roccia Falesia, che consente arrampicate durante tutto l’anno.

FESTE E TRADIZIONI

A settembre, il weekend della seconda settimana del mese, c’è un appuntamento molto importante che attira persone da tutta la regione e non solo. Si tratta di “Settembre in villa-Portoni aperti”, un appuntamento che coniuga cucina, iniziative culturali e la possibilità di scoprire un territorio straordinariamente ricco di storia. Lo storico palazzo dei Conti Toppo-Wassermann, signori di Toppo, è il punto intorno cui ruotano i chioschi con i prodotti tipici, le animazioni in costume, il mercatino e l’enoteca.

Altro appuntamento molto frequentato è la sagra delle rane, che si svolge a marzo in due weekend consecutivi.

A luglio, la festa della Trota e del Formaggio a Travesio, celebra i piatti tipici locali con chioschi enogastronomici forniti di formaggio montasio, salato Val Cosa e trota salmonata alla griglia

COSA GUSTARE

L’attività degli abitanti di Travesio, almeno fino all’ultimo conflitto mondiale, era basata esclusivamente sull’agricoltura e sull’allevamento del bestiame. Nei secoli scorsi, l’eccellenza dei pascoli montani e la cura nell’allevamento del bestiame avevano reso famoso il formaggio prodotto dalle latterie di Travesio.

La tradizione si è mantenuta sino ai giorni nostri, tant’è che il formaggio Montasio rappresenta una delle specialità gastronomiche del luogo. Quello più noto è il formaggio salato della Val Cosa, prodotto nella frazione Molevana di Travesio, cremoso, morbido, maturato in una particolare salamoia di acqua, sale, latte e panna, conservata in tini di larice.

Il piatto tipico però è la frittata con il formaggio in questione, detta frico. Famosi anche il salame con l’aceto e il cotechino con le rape, cioè brovada e muset.