Pesce e molluschi sul delta del Po

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Una meta insolita, all’insegna del pesce e dei prodotti del fiume, del mare e delle lagune. Perché è proprio in autunno che il Delta del Po, nella sua parte estrema, dove i suoi cinque rami si gettano nell’Adriatico, assume quell’atmosfera quasi surreale, ovattata e un po’ malinconica, delle nebbie mattutine che, morbide, filtrano i raggi del sole tra i canneti. Questa è una terra effimera, quasi tutta compresa nella provincia di Rovigo, ed è la più giovane d’ Italia, formatasi dall’accumulo dei detriti del fiume, rubando spazio al mare, e che il mare torna a riprendersi con l’erosione delle coste.

E’ un mondo dove pesce e molluschi sulla tavola la fanno da padroni. Si pesca in acqua dolce, salmastra e in mare. Carpe, tinche, lucci, anguille, dentici, orate, storioni. Qui si pratica l’antica arte della vallicoltura: una forma di piscicoltura estensiva nelle lagune venete testimoniata sin dai tempi remoti.

Bellissima da percorrere è la via delle Valli Nord, una stradina che pare sospesa sull’acqua. E non mancano i fenicotteri rosa in Valle Pozzantini. Sacca degli Scardovari, che prende nome dai pescatori di scardove (le scardole), il pesce d’acqua dolce che vi si trovava in abbondanza, è oggi la più grande peocéra (allevamento di mitili in dialetto veneto) d’Italia. Si costeggia questa laguna ammirando le strutture di supporto alla pesca: decine e decine di palafitte con le barche legate ai pali di sostegno. Nel Delta operano 1500 pescatori, tra cui centinaia di donne, che ogni giorno fin dall’alba si dedicano alla raccolta dei molluschi.

Il Delta si è spinto in avanti nel mare soprattutto a partire dal Seicento quando i Veneziani, in soli quattro anni, scavarono a braccia un canale lungo più di 6 km per deviare il Po verso sud, timorosi che i suoi sedimenti interrassero la laguna verso Chioggia. E’ il famoso Taglio di Porto Viro: un’opera idraulica faraonica per quel tempo che fece crescere quelle terre. Le stesse che poi furono presto vendute all’asta ai patrizi di Venezia per esser coltivate: così vennero fondate molte località che ricordano i casati, Ca’ Venier, Ca’ Pisani, Ca’ Tiepolo. E si vendettero in anticipo anche le onde del mare, sapendo che prima o poi sarebbero diventate terra. Proprio a Ca’ Zen, nel comune di Taglio di Po, si può pernottare in una tenuta di charme. Qui Lord Byron visse una storia d’amore galeotto con una contessa moglie di un marchese di Ravenna.

Ma per godere pienamente del paesaggio vale la pena inoltrarsi nel Delta estremo, imbarcandosi a Gorino Sullam, dove c’è un ponte di barche sul Po di Gnocca, e poi farsi accompagnare al Bonello del Bacucco: un dedalo di canali in mezzo al canneto, laghetti, habitat ideale per l’avifauna.

Tornati a terra, due indirizzi per il pranzo dove andare a colpo sicuro si trovano nell’abitato di Santa Giulia: sono la Locanda degli Antichi Sospiri e l’Osteria Arcadia. Tutti i piatti, a base di pesce e molluschi, hanno la prerogativa di essere preparati con prodotti pescati a poche centinaia di metri di distanza. Da non perdere i primi di pasta con i peoci e le vongole, veri capisaldi della cucina. E ancora i moscardini con la polenta, l’anguilla alla brace, scampi e gamberoni ai ferri. E presso il ristorante Arcadia, a Delta Alimentari, si possono acquistare anche anguille marinate, salumi, miele e tipiche focacce secche.

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