Monterosso al Mare: due anime per un borgo

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La prima delle Cinque Terre per chi viene dalla parte di Genova è Monterosso.

Come una perla in fondo alla conchiglia è adagiato nell’ampia insenatura formata dalla costiera delle Cinque Terre e delimitata a sud-ovest da punta Mesco.

La collina rocciosa dei Frati Cappuccini divide il borgo antico con la sua spiaggia breve e profonda dal lungomare di Fegina, di recente sviluppo, con la stazione ferroviaria e la spiaggia lunga e stretta.

E’ l’unico paese delle Cinque Terre che abbia una qualche estensione pianeggiante delle case e delle strade. La copertura del torrente forma la via principale, che parte dalla piazza alberata della marina, delimitata a sud dal viadotto ferroviario e s’inoltra fino ai piedi delle ripide colline.

Questo antico agglomerato è bello ammirarlo dal colle dei Cappuccini di prima sera e appare come un paese di fiaba, accoccolato tra i monti e il mare; soltanto il passaggio dei treni sul ponte che lo separa dalla spiaggia, tra una galleria e l’altra, rompe l’incanto.

E’ un paese in cui convivono due anime. Due le insenature e due le spiagge; due i paesaggi, marino e collinare; due i paesi, Fegina e il Borgo vecchio; due i colori della chiesa, il bianco del marmo e il verde del serpentino; due gli oratori, quello dei Neri e quello dei Bianchi; due le anime, medievale e balneare; uno solo il fascino, senza tempo.

COSA VEDERE

Si può partire dalla chiesa parrocchiale del 1307 dedicata a S. Giovanni Battista, con la facciata a strisce bianche e nere, il bellissimo rosone gotico, la torre merlata, già torre di difesa e poi sopraelevata con la cella campanaria. La sagoma della chiesa è, simbolicamente, quasi a forma di nave: più stretta alla facciata che al fondo. Nell’interno le colonne a fasce bianconere, gli archi gotici, la copertura a capriate lignee, il bell’altare barocco del 1744.

Sulla stessa piazza si affaccia l’oratorio Mortis et Orationis, costruzione barocca del sec. XVI che fu sede dell’arciconfraternita dei Neri incappucciati. Per tenere fede alla natura doppia del borgo, poco distante c’è l’oratorio di Santa Croce, sede della Confraternita dei Bianchi.

Salendo si incontra il trecentesco Palazzo del Podestà, con la tipica loggia ligure e, su un’altura alle spalle del borgo La Maddalena, un eremo che racchiude i resti della duecentesca chiesa di San Lorenzo al Terriccio.

Alzando lo sguardo, ecco i vigneti a piccole terrazze, qua e là ancora in parte coltivati; qualche rara macchia di olivi e, più su, i boschi di pini, ora fitti, ora radi a causa degli incendi, sostituiti in qualche plaga da intricati cespugli. Non distante dalla cresta dei monti si intravede il Santuario di Soviore, meta di frequenti pellegrinaggi.

Ci sono almeno tre motivi per salire fino alla seicentesca chiesa di San Francesco, collegata al Convento dei Cappuccini: una romantica via d’accesso, chiamata “passeggiata delle agavi”, ombreggiata da limoni e ulivi, un suggestivo panorama, e opere attribuite a Van Dyck, Luca Cambiaso e Bernardo Strozzi.

Nel cortile del convento si può godere di una pausa tra lecci e cipressi, dove il mistico silenzio della chiesetta è rotto appena dal lontano sciaquio delle onde.

Dal convento, in bellissima posizione, si ammirano le due spiagge; a sinistra tutta la scogliera delle Cinque Terre con i paesi che fanno capolino tra un’insentaura e l’altra, a destra Fegina, il lungomare e il promontorio del Mesco, sormontato dai ruderi del cenobio di S. Antonio Abate. Da lassù, dal cenobio, per alcuni secoli i monaci alternavano la preghiera e il lavoro e segnalavano delle navi corsare.

Alla sommità del colle dei cappuccini vi era il castrum, la fortificazione munita e recinta di mura. Fu via via degli Obertenghi, dei Doria, dei Fieschi. Del Castello dei Fieschi non restano che tratti di mura con merlatura e crisalidi di torri che si stagliano all’orizzonte. Dell’esteso sistema difensivo facevano parte anche una torre di guardia nel borgo, trasformata nel XV secolo nel campanile della parrocchiale, e sugli scogli del promontorio di San Cristoforo la torre Aurora. E qui, davanti al mare, è davvero bello attenderla l’aurora.

Dal versante a ridosso del mare e giù nella valletta di Buranco con i bassi portici quasi a forma ellittica si stendeva il primo nucleo abitato. Quando cessò il pericolo delle incursioni piratesche si cominciò a costruire al piano, presso il torrente, più vicino al mare.

Dall’altra parte c’è il lungomare di Fegina, la stazione della ferrovia. Prima c’era solo qualche casa; ora sono sorte moderne costruzioni, alberghi e villette, anche lungo i due brevi torrenti che vi sfociano. Ai piedi del versante del Mesco c’è la villa già residenza del poeta Eugenio Montale; c’è la chiesetta della sacra Famiglia, già dei marchesi Saporiti. Qui, da vedere è anche la statua del Gigante (1910), ovvero il dio Nettuno che sostiene una terrazza a forma di conchiglia.

NEI DINTORNI

La più classica delle passeggiate è quella che parte ai piedi della statua del Gigante e sale ripida lungo una mulattiera fino a raggiungere, dopo un’ora di cammino, punta del Mesco, quasi al confine settentrionale del Parco nazionale delle Cinque Terre.

La scalinata che conduce al Semaforo del Mesco, un tempo torre d’avvistamento, oggi osservatorio naturalistico del Parco, passa in mezzo a ginepri, cespugli di timo ed euforbia, alaterno, lentisco, mirto, fiordalisi di Luni e pini d’Aleppo.

Sullo stesso sentiero, in una radura a circa 300 metri sul livello del mare, ammiccano i resti della chiesa di Sant’Antonio Abate: il portale gotico, l’abside e la storia dell’antica rivalità tra monterossini e levantesi: quando il convento fu abbandonato i primi si appropriarono della campana, conservata all’oratorio dei Neri, i secondi della statua lignea del santo.

Un antico sentiero, costituito in parte da una poderosa scalinata, conduce al santuario di Nostra Signora di Soviore, uno dei più antichi d’Italia, sorto, secondo la leggenda, per conservare un’immagine sacra della Madonna scampata alla distruzione del re longobardo Rotari.

DOVE TUFFARSI

Due importanti spiagge si trovano a Monterosso: quella di Fegina e quella della città vecchia.

La spiaggia di Fegina è quella più grande, e anche quella più frequentata dai turisti perché è l’unica spiaggia di sabbia delle Cinque Terre. E’ inoltre facile da raggiungere perché è situata proprio di fronte alla stazione ferroviaria. Basta scendere di pochi gradini e si è subito al mare.

Nel vecchio centro della città invece, dove inizia il famoso Sentiero Azzurro, si trova la seconda spiaggia di Monterosso, anche questa piuttosto affollata in estate.