Cittadella: un avamposto di difesa isolato

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Pur essendo a buon diritto considerata una città fortificata, come Monselice, Este e Montagna, Cittadella merita una trattazione a parte, poiché geograficamente lontana dagli altri borghi – fortezza; si trova infatti a 29 km a nord di Padova, lungo la statale 47 Valsugana.

CENNI STORICI

Già abitata da popolazioni paleovenete nell’età del Bronzo, presenta però una struttura urbana che risale al Duecento: ai tempi era un fiorente centro commerciale il cui sviluppo era favorito dalla posizione all’incrocio tra la direttrice Treviso-Vicenza e la strada che da Padova saliva verso Bassano e la Valsugana.

La scelta di fortificarla fu dettata dagli interessi strategici del Comune di Padova, che ne fece il proprio baluardo settentrionale, in contrapposizione alla trevigiana Castelfranco. Nei secoli che seguirono non fu sempre Padova a controllare Cittadella: i padovani si alternarono infatti a Ezzelino III da Romano (nel Duecento) e agli Scaligeri e ai Visconti (nel Trecento), finché, all’inizio del XV secolo, la cedettero definitivamente alla Repubblica di Venezia.

Fu però solo dopo la Pace di Cambrai (1529) che la città poté godere di un lungo periodo di tranquillità.

Oggi Cittadella è il principale centro dell’alta Padovana, una zona estremamente vitale e produttiva, che però sconta il rapido sviluppo con un’urbanizzazione a volte disordinata e con una rete stradale inadeguata all’attuale traffico di merci.

COSA VEDERE

L’imponente cerchia di mura che delimita il centro medievale, il cui progetto è attribuito a Benvenuto da Carturo, è ancora intatta e ha un perimetro che misura 1461 metri.

In corrispondenza quasi perfetta con i punti cardinali si aprono le quattro porte cittadine, difese da torrioni; a questi si aggiungono 12 torri e 16 torresini di diversa altezza, che congiungono le 32 cortine, ognuna delle quali presenta dieci merli guelfi. Il cammino di ronda è all’incirca a 12 metri dal livello della campagna e, tutto intorno al perimetro, le mura sono ornate da eleganti archetti ciechi.

Priva di fondazioni, la cinta è sostenuta da terrapieni ricavati col materiale recuperato dal fossato che la circonda, ed è possibile visitarla per intero dall’esterno passeggiando nel verde del parco pubblico che la costeggia.

Le Porte Bassanesi (nord) erano l’ingresso più soggetto agli attacchi e quindi il meglio difeso: avevano un doppio ponte levatoio e cinque filtri di arcate, contro i tre delle altre porte. Qui si trova anche la casa del Capitano, riccamente affrescata.

Da porta Vicenza (ovest) e porta Padova (sud) è possibile salire sulle parti agibili del camminamento. A ridosso di porta Padova sorge la poderosa torre di Malta: fatta costruire da Ezzelino da Romano nel 1251 con funzione di carcere per i suoi avversari politici, ebbe fama terribile presso i contemporanei, tanto da essere citata dallo stesso Dante nella Divina Commedia: oggi è sede del Museo archeologico.

Le strade, parallele e perpendicolari ai due assi viari principali, mantengono l’originaria disposizione a scacchiera dell’epoca medievale. Venendo da Padova, appena superata la porta meridionale, sulla sinistra si trova la duecentesca chiesa di Santa Maria del Torresino.

Proseguendo lungo i bassi porticati di via Garibaldi si giunge nel centro cittadino, dove si incontra la loggia del Municipio, un edificio del XIV secolo (ricostruito all’inizio del Novecento) che conserva un bassorilievo quattrocentesco del leone di San Marco e un fregio con gli stemmi dei podestà veneziani.

Sul lato settentrionale di piazza Pierobon si affaccia il Duomo, di origine duecentesca, ma ricostruito nel Cinquecento e nuovamente tra il 1774 e il 1826 in stile neoclassico. Oltre a un museo di arte sacra, nella sacrestia è ospitata una pinacoteca che annovera opere di scuola veneta, tra cui La cena di Emmaus di Jacopo Bassano, la Flagellazione di Palma il Giovane e la Deposizione di Lazzaro Bastiani.

Proseguendo lungo via Marconi in direzione di porta Treviso, sulla destra si incontra il palazzo Pretorio: edificato nel Trecento, fu la sede in cui venne gestito il potere dai signori di Padova prima e dai Veneziani poi. All’esterno, da notare il bel portale in marmo rosato del Cinquecento con due medaglioni che ritraggono Pandolfo e Carlo Malatesta, mentre all’interno sono stati di recente scoperti dei pregevoli affreschi rinascimentali.

Nella direzione opposta, in via Indipendenza ha sede il Teatro Sociale (1817-28), con facciata dello Japelli e decorazioni interne di Francesco Bagnara.

Sulla statale in direzione di Padova, a circa 1 km e mezzo dalle mura, si incontra la pieve di San Donato, il più antico (VI sec.) e per lungo tempo il principale luogo di culto cristiano della zona. Ricostruita più volte nel corso dei secoli, è a tre navate e al suo interno raccoglie reperti di epoca longobarda.

Uscendo da porta Treviso in direzione Galleria Veneta, si incontra il quattrocentesco convento di San Francesco: oltre alla chiesa a navata unica, presenta un chiostro ameno. Da notare, all’ingresso, l’affresco del Cinquecento che rappresenta la Vergine con il Bambino tra Sant’Antonio e San Francesco.

Procedendo da Padova in direzione Cittadella sulla statale 47, deviando a sinistra poco dopo l’abitato di Limena si raggiunge Piazzola sul Brenta. Questo centro urbano è di fatto cresciuto intorno a Villa Contarini, una maestosa residenza secentesca che a lungo è stata il fulcro produttivo del territorio. Il corpo centrale della villa (dubbia l’attribuzione al Palladio), preceduto da un giardino attorniato da statue, fu edificato nel 1546 per volontà dei nobili veneziani Francesco e Paolo Contarini. Con l’aggiunta di ampie ali laterali, nel Seicento la facciata del palazzo raggiunse, con poco meno di 200 metri di larghezza, dimensioni degne di una reggia. All’esterno vennero iniziati i lavori per una grandiosa piazza semicircolare chiusa da due emicicli porticati, di cui però solo uno fu portato a termine. Questo corpo, adibito a foresteria, è collegato alla villa da un passaggio aereo su arcate, mentre sul suo retro sorge un piccolo oratorio settecentesco.

Sede di grandiose feste, di concerti e di rappresentazioni teatrali organizzate dai Contarini, la villa al suo interno è famosa per l’acustica delle sale; in particolare, la sala delle Audizioni comunica con la sovrastante sala della Musica, da cui il suono giunge incorrotto. Parte delle stanze sono affrescate da artisti della scuola di Giulio Romano e da pittori di scuola veneta, e nelle ali sono ospitate esposizioni permanenti e temporanee.

Alle spalle della villa si distende l’ampio parco (circa 50 ettari, visitabili) dove trovano posto un laghetto e alcune peschiere secentesche, usate un tempo per spettacoli nautici. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento la proprietà passò ai Camerini, una famiglia di industriali che intervenne in maniera profonda sulla struttura urbanistica di Piazzola, nel tentativo di creare un sistema produttivo integrato fra la villa e il centro urbano, sul modello inglese.

A sud-est di Cittadella si trova la palude di Onara (frazione di Tombolo), uno dei pochi lembi di terra sfuggito alle bonifiche. Grazie a un percorso con passerelle e torrette, si può osservare la variegata vegetazione palustre. L’aspetto più interessante è la presenza di piante normalmente frequenti a latitudini e altitudini superiori, che si diffusero qui durante le glaciazioni e che sopravvivono per via del microclima freddo.