Calcata, un paese di roccia nella roccia

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Conta meno di 1.000 abitanti, ma è uno dei borghi più suggestivi (e visitati) della Tuscia.

A nemmeno 40 km da Roma, Calcata si erge su uno sperone di roccia proteso nel vuoto, in una posizione dominante sulla verde Valle del fiume Treja. I mille colori della rigogliosa vegetazione, sempre cangianti al mutare delle stagioni, si sposano alla perfezione con i caldi toni rossi e marroni delle rocce tufacee, che formano alte pareti, pinnacoli, gole e tagliate.

Il suo fascino non è dovuto soltanto alla splendida cornice naturalistica, ma anche al fatto che questo piccolo borgo abbia conservato intatto il proprio patrimonio storico e culturale. Una volta varcato il portale d’accesso, sembra che il tempo si sia fermato: l’atmosfera senza caos, frenesia e modernità rapisce lo spettatore e lo proietta in un’epoca indefinita, ove alle suggestioni ispirate dalla natura si aggiungono quelle di un medioevo magico e arcano.

Calcata ha iniziato a spopolarsi nel primo 900 a causa dei frequenti crolli della rupe tufacea. Gli abitanti si sono insediati a poca distanza, costruendo un centro moderno detto appunto Calcata Nuova. Oggi il borgo è completamente abbandonato ed esposto ai cedimenti del terreno, infatti gli è stato dato l’appellativo de “il paese che muore”, nome che condivide con Civita di Bagnoregio, altro paese fantasma. La storia di Calcata, però, è ancor più affascianante, poiché il suo stato di borgo dimenticato ha fatto si che fosse ripopolato da artisti, artigiani ed intellettuali, che a partire dagli anni ’60 vennero da ogni parte del mondo, in cerca di una dimensione di vita genuina e in contrasto con la società industriale e consumistica.

Tra i primi a trasferirsi a Calcata dopo la riapertura, l’architetto Paolo Portoghesi, che per il paese ha realizzato il giardino e una biblioteca. «Sentivo i fattori negativi dell’ambiente urbano», ha spiegato Portoghesi nel motivare il suo discusso trasloco. Non a caso a Calcata l’isolamento è assoluto: non prendono i cellulari, non esistono social, reti, niente.

Mentre dall’esterno Calcata conserva un aspetto marcatamente medievale, appena varcata la porta d’accesso al borgo ci si trova immersi in un’atmosfera indefinita, difficilmente riconducibile ad un’epoca o ad uno stile urbanistico-architettonico precisi, e che riporta alla mente quella di un villaggio in stile “fantasy”, popolato da gnomi e creature fantastiche: complice anche l’atteggiamento decisamente aperto, multietnico ed internazionalistico dei moderni abitanti, attratti dal sincretismo culturale e dal gusto per l’esotico (come dimostrano i continui riferimenti all’India visibili nelle decorazioni delle case), i quali hanno provato a plasmare la realtà con le proprie ispirazioni artistiche, letterarie, oniriche.

Questi tratti singolari (che forse, allo stesso tempo, lasciano trapelare una certa disattenzione verso il recupero delle preziose e specifiche tradizioni locali…) fanno oggi di Calcata un vero e proprio centro di sperimentazione urbana, sociale e culturale, un unicum nell’ambito dei piccoli centri italiani, oltre che uno scrigno di arte, natura, pace e buon vivere a due passi da una metropoli sempre più caotica ed affollata.

Tra i tanti motivi per cui Calcata attrae visitatori c’è la grande varietà delle realtà artistiche. Il borgo è detto anche ‘borgo degli artisti‘ per l’alto numero di creativi provenienti da tutto il mondo che vivono e lavorano nel villaggio. Non ci sono solo pittori e scultori, anche musicisti e attori. Si possono incontrare direttamente gli artisti nei loro studi d’arte o ammirare le loro opere esposte nelle gallerie e negli spazi espositivi
Calcata ha ottenuto la Bandiera Arancione, il marchio di qualità turistico ambientale per l’entroterra. Le vie che si irradiano dalla lunga piazza, che è il centro del vissuto collettivo e il punto di ritrovo nel quale si è allo stesso tempo spettatori e attori, portano tutte verso gli strapiombi della rupe

Al di sotto del livello delle stradine e delle piazze molte case hanno grotte spesso anche a più piani sotterranei. Sono depositi, cantine e, a volte, tombe e antichi luoghi di culto

COSA VEDERE

Da piazza Garibaldi prosegue la carrozzabile per Calcata, chiaramente indicata nel suo attraversamento cittadino (via Vitaliano di Dario). Ci addentriamo nel paesaggio delle gole etrusche, finché, dopo circa 3 km, l’ormai celebre borgo ci appare dall’alto, con un colpo d’occhio improvviso e stupefacente.

Le case sembrano davvero nascere dalla roccia, che s’innalza isolata in forma di tamburo circolare, traforato qua e là da antiche abitazioni trogloditiche, delimitato da profondi burroni, al di là dei quali si trovano cocuzzoli verdeggianti.

Il borgo ha mantenuto le sue caratteristiche originarie con una compattezza che ha del miracoloso; merito, questo, sia del timore di smottamenti, sia dell’oggettiva indisponibilità di spazio per ulteriori costruzioni, che ha portato alla fondazione di Calcata Nuova a circa un km di distanza, al di là del cavalcavia.

Si entra a Calcata, superato il semaforo, sull’allungata piazza Roma, che presenta a destra uno degli ingressi al Parco suburbano della Valle del Treja. All’estrema sinistra s’innalzano le mura medioevali merlate, sulle quali si apre la doppia porta d’ingresso al borgo vero e proprio. Accanto all’ingresso troneggiava, vino alla metà del secolo, una maestosa acacia secolare, tagliata improvvidamente in un rigidissimo inverno per riscaldare gli infreddoliti scolari della scuola elementare, senza darsi nessuna pena per la sopravvivenza di un così prezioso reperto ambientale, legato alla vita ed alle tradizioni del paese. Intorno al grande albero, infatti, i vecchi calcatesi ricordano che i giovani di leva compivano alcuni giri scaramantici prima della partenza; e vi è chi ha visto in questa usanza popolare l’eco di antichissimi riti longobardi, legati ai culti arborei tipici di quei guerrieri, che compivano augurali caroselli a cavallo intorno agli alberi sacri prima di andare a battaglia.

Varcata la prima porta, per una breve, stretta salita incassata fra mura e roccia, racchiusa tra due porte, si giunge a Piazza Vittorio Emanuele II, vecchio cuore di Calcata. Vi si affaccia la Chiesa del SS. Nome di Gesù dove, in un prezioso reliquiario cinquecentesco in forma di vaso ovale, sormontato da una corona tempestata di gemme e sorretta da due angeli in argento dorato, era custodita una singolare reliquia, identificata nel prepuzio di Gesù bambino (circonciso, come tutti i piccoli israeliti).

Storie e leggende estremamente curiose accompagnano le vicende di questo reperto poco comune: consegnato, si dice, a Carlo Magno da un angelo, fu affidato dall’imperatore al Sancta Sanctorum del Laterano, residenza medievale dei papi. Nel 1527, durante il Sacco di Roma, fu trafugato da un lanzichenecco, capitato poi a Calcata durante la marcia di ritorno dell’esercito imperiale lungo la via Flaminia. Costretto a fermarsi dall’aggravarsi delle sue condizioni di salute, il soldataccio nascose la reliquia in una stalla del paese. Giunto in punto di morte, in preda al pentimento, confessò il misfatto, senza però rivelare il nascondiglio della reliquia. Solo dopo trent’anni di ricerche questa fu ritrovata e venne esposta alla venerazione popolare nel prezioso reliquiario appositamente realizzato. Ma oggi, dopo oltre quattrocento anni, quello che è stato per secoli venerato come il prepuzio del Santo Bambino è stato coinvolto nella drastica opera di revisione che ha in molti casi spietatamente ridotto il numero delle reliquie storicamente accertate.

Sul selciato della piazza sono collocati singolari troni in tufo locale, che fanno pensare ad uno dei tanti fenomeni naturali della valle del Treja, la Sedia del Diavolo. Sono opera di Costantino Morosini, uno degli artisti che costituiscono l’attuale ridotta popolazione di Calcata.

Questo, a somiglianza dei grandi centri storici cittadini, ha conosciuto negli ultimi decenni una vera e propria rivoluzione demografica: i vecchi cittadini sono trasmigrati altrove (nel nostro caso a Calcata Nuova), sostituiti da immigrati generalmente di lusso, fra i quali gli artisti occupano un ruolo rilevante.

Di fonte alla chiesa sorge il Palazzetto baronale di sicura origine medievale, come attesta la torre (i cui merli, peraltro, sono stati rifatti in epoca recente), anch’esso di modeste dimensioni, recante inciso sulla lapide il nome dei marchesi Sinibaldi. A questi Calcata appartenne in due fasi della sua storia: nei secoli XII-XIII, quando si chiamava addirittura Castel Sinibaldi e sorgeva sulla collina sulla quale vi è il complesso abbandonato di Santa Maria, all’interno del parco, e nella seconda metà del Settecento, epoca alla quale risale il rifacimento dell’edificio, realizzato quando il feudo ritornò a questa famiglia dopo un lungo intermezzo sotto i conti di Anguillara.

Dalla piazza si dipartono le consuete strade e stradine, sulle quali si affacciano piccole, interessanti botteghe artigiane: restauro di mobili antichi, artigianato del cuoi, della ceramica, del vetro, trovano qui lo sfondo più congeniale per un’attività, alla quale si sente sempre più fortemente l’esigenza di tornare.

La nota ricorrente del borgo è la presenza di fiori finti alternati a fiori veri, presenti un po’ in tutti i balconi e le finestre.

Uno dei locali più suggestivi è la Sala da tè, dove scegliere tra 200 diverse varietà di tè provenienti dalle più diverse parti del mondo. Il merito è della padrona di casa, una belga originaria di Ghent, che nel borgo medievale ha portato, insieme a una ricca collezione di teiere, la sua passione viscerale per questa bevanda. In una deliziosa sala da tè, con terrazza panoramica sulla Valle del Treja, potrete assaggiare anche dolci e biscotti artigianali.

NEI DINTORNI

Nei pressi di Calcata, in località Colle, merita infine una menzione a parte lo straordinario Museo Opera Bosco. Questo fu creato dagli artisti Anne Demijttenaere e Costantino Morosin, e aperto al pubblico dal 1996. Si tratta di un itinerario che percorre quasi due ettari di bosco, ove tra la vegetazione vi sono circa quaranta opere, eseguite interamente con materiali naturali, che riproducono i più svariati soggetti: un perfetto connubio tra arte e natura, realizzato per comunicare l’importanza della tutela e della valorizzazione del territorio, che gli ideatori del museo infondono anche attraverso seminari educativi e varie attività multidisciplinari.

Gli amanti della natura possono avventurarsi nel Parco Regionale Valle del Treja, istituito a tutela di un ambiente unico in Italia sia per le sue valenze paesaggistiche sia per quelle strettamente naturalistiche.  parco è abitato da una ricca fauna – probabili incontri con volpi, tassi, donnole e rapaci notturni – e una vegetazione punteggiata di edere, piante di nocciolo e canneti e innumerevoli arbusti. Nel Parco sono, inoltre, custoditi resti di un insediamento dell’antico popolo dei Falisci.

Qui è sicuramente da non perdere la “classica” visita alle vicine Cascate di Montegelato e alle sovrastati rovine di una mola medievale, uno degli angoli più affascinanti dell’Alto Lazio vulcanico.

In uno scenario incantevole, il Treja scivola impetuoso su di un letto di roccia vulcanica, formando numerosi salti e cascatelle per poi insinuarsi tra le alte e rosse pareti tufacee, ove rigogliosa si inerpica la vegetazione. Un paesaggio davvero originale, che con i suoi sterminati altopiani, e le sue forre lussureggianti, negli anni passati suscitò l’interesse della cinematografia, che lo utilizzo come location per numerosi film Western indipendenti, trasformando di volta in volta le rupi delle gole in canyon e gli alti pianori in praterie.

A breve distanza da Calcata si trova Narce, rilevante centro falisco fin dall’età orientalizzante (VIII – VII secolo a.C.) e fino alla conquista romana del IV secolo a.C.. Sopra il Colle di Narce sorgeva l’acropoli, collegata al Colle Li Santi da un viadotto di 150 metri di cui è sopravvissuto solo un tratto. Intorno a Narce sono visibili diversi nuclei di necropolicon tombe ricche di reperti, oggi esposti principalmente al Museo Nazionale dell’Agro Falisco di Civita Castellana.

All’interno del Parco Valle del Treja, alle pendici del Monte Li Santi, dove si ritiene sorgesse l’antica città di Narce, si trova l’omonimo santuario scoperto nel 1985. In origine era di notevoli dimensioni, oggi sono visibili le tracce di due vani che erano collocati sul lato del tempio rivolto verso il fiume. I reperti rivenuti, che testimoniano la complessità del rituale sacro qui compiuto, sono attualmente conservati nel Museo Archeologico dell’Agro Falisco nel Forte Sangallo di Civita Castellana e nel Museo Archeologico-Virtuale di Narce a Mazzano Romano.

Degno di attenzione, è il vicino e caratteristico borgo di Mazzano Romano, mentre dirigendosi vero la SS Flaminia, si incontra Faleria, un interessante paesino dagli scorci medievali con castello, ma che attualmente appare semi diruto e semi abbandonato. Poco distante sono infine il celebre Lago di Bracciano e i tre paesi che lo cingono, ossia Anguillara SabaziaTrevignano Romano e Bracciano, ricchi di testimonianze medievali e rinascimentali.

EVENTI E MANIFESTAZIONI

Tra fine novembre e inizio dicembre, Calcata è il palcoscenico del Calcata Film Festival il festival autunnale dedicato alla Settima Arte che porterà il cinema nei luoghi del Cinema, ovvero negli splendidi territori di Calcata, Mazzano e del Parco Regionale della Valle del Treja, utilizzati come set per centinaia di pellicole che hanno fatto la grande storia del Cinema italiano. A Calcata sono state girate scene di alcuni film famosi come Amici miei o La mazzetta negli anni 70 ed il più recente Il tredicesimo apostolo.

Di recente istituzione è anche il Calcata Hippie Festival, il più grande festival hippie d’Italia. Calcata per due giorni si trasformerà nella Woodstock italiana, si respirerà la magia degli anni 70, della rivoluzione dell’amore e del rock’n’roll. In tutto il paese dal mattino ci saranno concerti, esibizioni, mostre e forme di intrattenimento per tutte le età.

Altrettanto suggestivo è il Calcata Halloween Fest: dal pomeriggio e per l’intera notte, Calcata, paese fantasma, aprirà le sue porte all’orrore festaiolo di halloween. A Calcata, ormai da anni, si festeggia la notte di Halloween in un’atmosfera lugubre e unica in tutta Italia.