I borghi della valle del Metauro

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L’itinerario per carpire le bellezze della valle del Metauro, fiume lungo il quale si diedero battaglia cartaginesi e romani nel 207 a.C., parte da Mombaroccio, raggiungibile sia da Fano che da Urbino e a 20 km da Pesaro.

Il borgo è di origine medievale e conserva intatte le sue mura che circondano l’intero abitato. Al paese si accede dalla Porta Maggiore edificata nel XV secolo. Meritano una visita la chiesa dedicata a San Vito e San Modesto del 1700 (nei pressi si trova anche la torre comunale), e il Convento di San Marco che all’interno ospita un museo di arte sacra e uno etnografico. Consigliata una passeggiata lungo le mura.

Poco fuori dal centro abitato, sulla strada che conduce a Cartoceto, si trova il Convento del Beato Sante, risalente al XIII secolo, modificato tra il XVI e il XVIII secolo.

Cartoceto è oggi celebre per gli uliveti e l’ottimo olio che in zona si produce (importante la manifestazione chiamata “Olio e oliva” che si tiene la terza domenica di novembre di ogni anno tesa a valorizzare tale produzione). Il centro storico offre la Collegiata di Santa Maria della Misericordia, monumento finito di edificare nel 1835, opera di architetti fanesi. Poco fuori il centro abitato si trovano la Chiesa della Pieve (dedicata a San Pietro e San Paolo) e la Chiesa di Santa Maria del Soccorso.

Poco distante da Cartoceto, si trova Saltara. Un tempo, era sede di mercati e fiere che raccoglievano gli abitanti della valle del Metauro. Il centro storico è caratterizzato dalla Parrochiale dedicata a San Pier Celestino, edificata nel tardo Cinquecento. Ancora più antica è la Chiesa del Santissimo Sacramento che conserva un affresco della “Madonna della Misericordia” di Antonio da Pesaro.

Nella campagna circostante sorge Villa del Balì, antica residenza nobiliare appartenuta alla famiglia fanese dei Negusanti e risalente al XVI secolo. La strada per raggiungere Serrungarina è breve. Da non perdere la scalinata che si trova all’interno della rocca, con la cisterna malatestiana e la bella Chiesa di Sant’Antonio in cui sono conservati dipinti del Guerrieri e del Presiutti.

Risalendo la valle del Rio Puto si giunge a Montefelcino. La cittadina conobbe notevole fortuna quando, verso la fine del XVI secolo, fu ceduto in feudo, da Urbino, al conte Fabio Landriani. Dell’epoca resta il Palazzo del Feudatario. Oggi, è sede di numerose iniziative culturali. Purtroppo è andata persa la rocca, fatta costruire da Federico da Montefeltro: resta, a testimonianza dell’antico monumento, la cisterna profonda più di trenta metri. Montefelcino ospita, ogni anno, il Mercatino del Feudatario, un mostra mercato di oggetti di antiquariato e d’artigianato che nel tempo si è conquistata un posto di primo piano nel panorama culturale locale. La manifestazione è caratterizzata anche da un corteo storico e dalla presenza degli artigiani a riproporre i mestieri di un tempo.

Prima di partire alla volta di Isola del Piano si può visitare, nella frazione di Monte Montanaro, la Chiesa di San Marco, al cui interno è conservata una tela di Gianfranco Guerrieri, pittore di Fossombrone.

Ad Isola del Piano una sosta è obbligatoria per Palazzo Castiglioni a cui si accede dal portale cinquecentesco. Di buona fattura anche il Campanile dell’Orologio che affianca il Palazzo Comunale.

Da Isola si sale fino ad imboccare la SS 423 per Urbino da cui si prosegue per Fermignano. La cittadina potrà essere raggiunta anche scendendo in direzione sud da Isola e prendendo la strada per Fossombrone. La cittadina è celebre per il suo rinomato Palio della Rana. Caratteristica la Torre delle Milizie, a difesa di un vecchio ponte a tre arcate. Nel borgo storico si trovano portaletti medievali e di epoca rinascimentale; merita una visita la Chiesa di San Veneranda. In campagna si trova, invece, la Chiesa di San Giacomo in Campostella che conserva affreschi del XIV e XV secolo. Nelle vicinanze di Fermignano nacque il celebre architetto Donato Bramante e sempre nei pressi della cittadina si trova Villa Isola che ospitò Torquato Tasso. Il poeta qui compose la Canzone al Metauro.

Il fiume Cesano è il confine naturale tra le province di Pesaro-Urbino e Ancona. Delimita una valle che unisce la fascia costiera con le pendici dell’Appennino.

Per apprezzarne non solo le bellezze naturali ma anche quelle storiche e culturali si può partire da Mondolfo (uscita autostradale A14), la cui appendice, Marotta, è stazione balneare. Il centro di Mondolfo resta ancora di notevole interesse storico. Due chiese edificate tra il XIII e il XIV secolo meritano attenzione: Santa Giustina, la parrocchiale, e Sant’Agostino.

Si prosegue sulla strada in direzione di San Costanzo: la tappa successiva è Montemaggiore al Metauro. Questo “castello” è di origine altomedievale. Una scalinata che parte dalla piazza del borgo sale verso il castello. Si passa alla Torre Civica, ristrutturata seguendo il disegno originario e si giunge alla chiesa di Santa Maria del Soccorso.

Da Montemaggiore a Piagge la strada è breve. La cittadina conserva l’antica cinta muraria. Sul vecchio borgo svetta la bella Torre dell’Orologio, adattamento di un torrione ancora più antico.

Orciano di Pesaro vanta, invece, origini leggendarie. Secondo alcuni storici sarebbe stato fondato da un gruppo di cartaginesi superstiti dopo una battaglia con i romani. Il massimo splendore, il piccolo comune, lo conobbe con il dominio malatestiano, e successivamente con quello dei Della Rovere. Di quel periodo resta la Torre edificata nel 1348 e ristrutturata già nel 1492 dal fiorentino Baccio Pontelli. Al centro si accede attraverso una porta d’ingresso forse fatta costruire da Giovanni della Rovere (XV sec). Del 1492 è la chiesa di Santa Maria Novella, edificata sempre su progetto del Pontelli. Splendido il portale della chiesa: secondo la tradizione sarebbe stato progettato, o ispirato, addirittura da Raffaello Sanzio. Fino a non molti anni fa, Orciano era conosciuto per i suoi cordai: gli artigiani erano dediti al lavoro a mano delle canape e dei cordami.

Poco distante, si trova l’abitato di Mondavio, dominato dall’imponente rocca voluta da Giovanni della Rovere e realizzata nella seconda metà del 1400. L’edificio è opera di Francesco di Giorgio Marini. Oggi, all’interno della rocca si trova un museo che conserva reperti storici che raccontano la vita militare e civile del Rinascimento. Una sezione è dedicata alle armi dell’epoca.

Per giungere a Barchi, da Mondavio si può seguire la SS 424 fino a San Michele. Da qui si continua per Barchi. Nel Settecento la cittadina fu interamente ristrutturata su ordine del duca Guidobaldo II della Rovere dall’architetto Filippo Terzi. Da vedere il Palazzo Comunale con una pregevole torre con orologio, l’elegante Porta Nuova e il Palazzo della Rovere.

Da Barchi si giunge a Fratte Rosa, la conclusione ideale di quest’itinerario. La città sorge sullo spartiacque delle vallate del Cesano e del Metauro. Tra il IX e il XIII secolo, Fratte raggiunge il massimo del suo splendore: quel periodo fu segnato dal suo dominio sulla zona detta della Ravignana. Dell’epoca (1216) è il convento di Santa Vittoria forse voluto da San Francesco d’Assisi. La cinta muraria è stata completamente ristrutturata e riportata al suo antico splendore. All’interno si può ancora ammirare un pozzo di epoca malatestiana. Fratte Rosa è celebre per le sue terrecotte (un tempo gli abitanti erano anche detti “cocciari”) e gli artigiani del paese erano chiamati “pignattari”.