Vacanze nell’isola di Procida

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La minore delle isole flegree si colloca a largo di Capo Miseno, dal quale è separata dal Canale di Procida, a breve distanza da Ischia. Assieme a quest’ultima e al piccolo isolotto falciforme di Vivara, Procida rappresenta di fatto, sotto l’aspetto morfologico, una delle manifestazioni più appariscenti dell’intensa attività vulcanica della vicina regione dei Campi Flegrei. E che anche Procida costituisca il frutto di antiche eruzioni sottomarine, riconducibili alla matrice comune dell’area flegrea, è attestato fra l’altro dalla composizione delle sue rocce, che annoverano tufi e trachiti ma anche formazioni basaltiche.

Lo stesso profilo delle coste procidiane, oltremodo irregolare e articolato, manifesta chiare origini vulcaniche, rivelando parzialmente i contorni di almeno cinque orli craterici.

Già abitata fin dalla più remota età preistorica, l’isola fu colonizzata dai Greci che le dettero il nome di Prochyta. Nel XIII secolo fu un feudo dei Da Procida, il nobile casato che proprio dall’isola trasse il nome a cui appartenne Giovanni, il più noto tra i suoi esponenti. E se almeno sino alla fine del XVIII secolo ebbe a condividere le vicissitudini della vicina Ischia, Procida sarebbe poi stata ripetutamente occupata dagli Inglesi, in chiave antifrancese.

L’impronta paesaggistica dell’isola è suggestiva e pittoresca: dagli splendidi arenili affacciati su un mare azzurro ed invitante alle romantiche Punte di Solchiaro e Pioppeto, dove lo sguardo può spaziare verso incantevoli prospettive panoramiche, sino al caratteristico centro di Procida. Quest’ultimo spicca per la vivace tinteggiatura delle abitazioni, che ripropongono aspetti tipicamente mediterranei, dove l’arco si rivela l’elemento principe di un’architettura quasi orientale. Terrazze, cupole, stretti vicoli e sottopassi, tutto a Procida concorre a formare un quadro unico ed irripetibile.

Tra le note più interessanti risalta in particolare l’antico borgo di Terra Murata, dove sorge la chiesa di San Michele, già parte di un’antica abbazia, con un pregevole soffitto a cassettoni che racchiude una pittura eseguita da Luca Giordano, raffigurante San Michele che abbatte Lucifero. Non distante dalla Marina di Sancio Cattolico, principale approdo procidiano, si trova il Santuario di Santa Maria delle Grazie. L’edificio appare sormontato da un’elevata cupola, impostata su un tamburo poligonale, e al suo interno trovano sepoltura i dodici martiri procidiani.

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