L’Ogliastra tra rocce e ginepri sul mare

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Aspra e selvaggia nelle rocce del litorale di Baunei e delle montagne che dominano il Flumendosa, questa terra al centro della costa tirrenica dell’isola, è una delle meno visitate dell’intera Sardegna, e insieme una delle più affascinanti.

D’estate non si sfugge al fascino delle coste sabbiose di Santa Maria Navarrese e dell’impressionante solitudine della piana del Golgo, della verdissima vallata del Flumendosa e delle sagome bizzarre della Persa Liana e delle altre torri rocciose dei tacchi.

Poi ci sono le acque straordinariamente limpide di Cala Moresca e Porto Frailis, le stalattiti della grotta di Su Marmuri e il grande vuoto di Su Sterru, l’atmosfera tranquilla di Lanusei e dei piccoli centri vicini, i suggestivi monumenti della fede come Santa Maria Navarrese e il santuario campestre di San Pietro. All’interno, poco vistosa, ma sempre vicina e presente, domina il paesaggio dell’Ogliastra la mole del Gennargentu.

DA ARBATAX A LANUSEI (77 KM)

Punto di partenza dell’itinerario è Arbatax, porto di discreta importanza al centro della costa orientale della Sardegna e tradizionale sbocco a mare dell’Ogliastra.

Di aspetto completamente moderno (ma l’approdo è ancora sorvegliato da una torre spagnola), l’abitato sorge a nord del Capo Bellavista, inconfondibile per chi arriva dal mare a causa delle sue scogliere di granito rossastro. Al di là del promontorio e a non più di un paio di km dal centro, attendono il viaggiatore alcune suggestive calette, la più nota delle quali è senz’altro Porto Frailis.

Le rocce rosse di Arbatax (Diritto d’autore: elitravo / 123RF Archivio Fotografico)

Lasciata Arbatax si raggiunge in 5 km il grosso centro moderno di Tortoli. Qui si piega a destra, e si prosegue accanto all’ampia distesa dello stagno di Tortolì, fino a Lotzorai e a Santa Maria Navarrese, un’altra piacevolissima località balneare.

Costruita intorno all’omonima chiesa campestre, edificata secondo la tradizione da una figlia del re di Navarra come ringraziamento per uno scampato naufragio avvenuto poco dopo il Mille, Santa Maria Navarrese è affiancata da una bella spiaggia delimitata da scogli. Appena al largo vi è l’isola di Ogliastra, che ha dato il nome all’intera zona.

Il mare di Santa Maria Navarrese (Diritto d’autore: alkanc / 123RF Archivio Fotografico)

Lasciata Santa Maria si sale alla statale 125, la si segue brevemente in direzione di Baunei, poi si devia nuovamente verso destra, per la ripida strada asfaltata che scende in verso la monolitica perda Longa, una delle torri rocciose più note del litorale della Sardegna. Alle sue spalle, ben visibili dal posteggio, dominano il litorale le spettacolari pareti calcaree della Punta Ginnircu e della Punta Giradili.

All’estremita meridionale del lungo tratto di costa rocciosa e selvaggia che prosegue verso nord fino a Orosei, la Perda Longa è il punto di partenza di numerosi itinerari a piedi. Sono possibili brevi passeggiate lungo la costa, oppure impegnative e faticose escursioni verso la punta Giradili e l’altopiano del Golgo. Qui inizia anche il Selvaggio Blu, uno dei trekking più impegnativi d’Italia, che conduce a Cala Gonone in otto giorni di cammino, che alternano i tratti su sentiero a passaggi di arrampicata e a calate di corda doppia.

Tornati all’Orientale Sarda, si raggiunge in breve Baunei, “porta” meridionale del Supramonte e del Parco Nazionale del Gennargentu. Allungato sulla strada, l’abitato ha aspetto in gran parte moderno, ma conserva la bianca parrocchiale seicentesca dedicata a San Nicola di Bari.

Baunei, Cala Mariolu (Diritto d’autore: elisalocci / 123RF Archivio Fotografico)

All’estremità settentrionale di Baunei inizia la grossa strada sterrata che porta in 8 km alla Piana del Golgo, uno degli altopiani più emozionanti della Sardegna, al centro della quale sorge un suggestivo santuario campestre di San Pietro, eretto nelle forme attuali nel Settecento e meta di un affollato pellegrinaggio il 38 e il 29 giugno di ogni anno. Il luogo di culto, però, è frequentato fin dalla preistoria. Lo dimostra il betile, la pietra fallica scolpita in tempi antichissimi, e collocata oggi proprio di fronte alla costruzione.

Poco prima del santuario, una breve deviazione sulla destra conduce sull’orlo della Grotta di Su Sterru (o Voragine del Golgo), un impressionante pozzo a cielo aperto di 280 metri di altezza. Una recinzione metallica impedisce a uomini e animali di spingersi troppo avanti sullo scivoloso pendio di terra che scende verso l’orlo della voragine.

Anche San Pietro al Golgo è il punto di partenza di escursioni a piedi di grande interesse. La più spettacolare è senz’altro quella che inizia dal cuile Su Porteddu, scavalca il crinale e scende nel roccioso vallone del Bacu Goloritzè fino a raggiungere il mare ai piedi del monolito roccioso dell’Aguglia. L’andata (in discesa), richiede un’ora, il ritorno in salita è decisamente più lungo. Classica e molto frequentata è anche la interminabile (4-5 ore) discesa lungo la codula di Sisine verso il mare azzurro dell’omonima cala.

Tornati a Baunei, si ridiscende per la stessa via a Lotzorai, ci si tiene sulla strada che aggira all’interno Tortolì, e poi si piega a destra lungo la statale 198, che si alza verso l’interno in direzione dei primi contrafforti del Gennargentu. Superate le poche case di Ilbono, si sale a svolte a Lanusei, il tradizionale capoluogo dell’Ogliastra che sta perdendo rapidamente la sua importanza a favore dei centri costieri di Arbatax e Tortolì.

Con il suo aspetto austero e silenzioso, Lanusei è tradizionalmente frequentata dai Sardi come villeggiatura “di montagna” da cui è possibile scendere rapidamente verso il mare. Sorveglia il centro il severo Collegio dei Salesiani, cui si affiancano vari palazzetti gentilizi.

DA LANUSEI A JERZU (88 KM)

Lasciata alle spalle Lanusei, ci si dirige verso nord lungo la statale 389 per Nuoro. Superata la stazione di Arzana e lasciata a sinistra la statale, per Gairo, si raggiunge la stazione di Villagrande, poco oltre la quale si apre l’azzurro Lago del Flumendosa, dominato dai fitti boschi di querce e confere del versante orientale del Gennargentu e dai primi contrafforti del Supramonte.

Lago del Flumendosa (Diritto d’autore: lucien82 / 123RF Archivio Fotografico)

Siamo ormai a quasi mille metri di quota, e il paesaggio verdissimo fa pensare alle Alpi piuttosto che alla Sardegna. Accanto alla stazione si lascia la statale, e si piega a sinistra lungo la stretta e tortuosa strada asfaltata per Seui, che sale a larghe svolte con percorso solitario e particolarmente piacevole, con panorami via via più ampi sul lago e sulle montagne che lo circondano.

Più avanti la strada piega a sinistra, perde di vista il bacino, e raggiunge una selletta a 1200 metri di quota, dalla quale appare all’improvviso la torre monolitica della Perda Liana, una delle vette rocciose più celebri della Sardegna.

Poco oltre la selletta, esattamente 9,5 km oltre la stazione di Villagrande, si stacca a destra una ripida strada asfaltata che scende a svolte verso il Flumendosa, lo attraversa al Ponte Sarmentu e risale in direzione del Gennargentu. Più avanti la strada diventa sterrata. Lasciata a destra la diramazione per la valle di Tedderieddu, si supera un tratto a mezza costa, si va a destra a un bivio, e si sale infine alla cresta dove sorgono gli imponenti resti del nuraghe Orruinas, che con i suoi 1188 metri è uno dei più alti dell’isola. Da qui, in 2,30 ore di panoramico sentiero, è possibile raggiungere la Punta La Marmora, la più elevata del Gennargentu.

Perda ‘e Liana (credits: Wikipedia)

La strada principale prosegue a mezza costa avvicinandosi alla Perda Liana, lascia a sinistra una diramazione per Gairo non segnata sulle carte, lascia a sinistra la sterrata chiusa da un cancello che sale al valico di s’Arcu e su Pirastru Trottu.

Chi cerca una piacevole passeggiata può salire alla sella, e proseguire su un largo crinale verso la base della Perda Liana. La salita alla cima, però, è una vera e propria ascensione su roccia, che include un tratto di terzo grado.

Poco più avanti, la strada inizia a costeggiare la dolomitica bastionata rocciosa del Monte Tonneri, che chiude a settentrione il massiccio del Montarbu. In questo tratto, alcune fresche fonti molto apprezzate dalla gente del posto invitano ad una sosta rilassante e panoramica in uno dei luoghi più spettacolari della Sardegna

Poi la strada scavalca il valico di Genna ‘e Medai (991 metri) e inizia a scendere in direzione di Seui e della statale 198. Prima del ponte sul Riu de San Girolamo, un cartello sulla sinistra indica l’inizio della sterrata che porta in 10 km, tra splendidi boschi, cascatelle e pareti rocciose verticali, alla Caserma Forestale di Montarbu. Ottima per una sosta al fresco, è anche il punto di partenza di alcuni degli itinerari a piedi più suggestivi dell’intera Sardegna. Anche chi non ama particolarmente camminare non dovrebbe perdere la breve e pianeggiante passeggiata lungo il sentiero che porta alla valle del Riu Ermolinus, percorsa da uno spumeggiante torrente ricco di rapide e cascatelle.

La camminata più interessante della zona è quella che conduce ai 1350 metri del Pizzo Margiani Pubusa, il punto più elevato della cresta del Tonneri. Si inizia seguendo il sentiero a mezza costa che porta al Riu Ermolinus, si continua accanto al corso d’acqua, e si sbuca su una sterrata che va seguita per qualche minuto verso destra. A un bivio si piega nuovamente a sinistra, e si continua su un bel sentiero dal fondo sassoso, che sale decisamente fino al limite del bosco e alla vetta, dov’è un impianto antincendio. Pochi metri più avanti, ci si può affacciare dall’alto sulle pareti verticali del Tonneri. Tra andata e ritorno si impiegano 2.30 ore.

Lasciata la foresta di Montarbu si torna alla strada asfaltata, la si segue a mezza costa verso sud e si sbuca sulla statale 198 a metà strada tra Ussassai e Seui. Verso sinistra, in 6 km, si continua tra pascoli e boschi fino all’abitato di Ussassai, grosso centro agricolo e pastorale privo di monumenti di rilievo.

Si continua scendendo verso est in un’ennesima verdissima vallata, si ritrovano i binari del trenino lungo i quali sorgono le stazioncine di Ussassai e di Gairo-Taquisara, poi si scende a svolte verso la valle del Riu Pardu.

Senza salire a Gairo, ben visibile sulla collina di fronte, si prosegue verso sud raggiungendo in breve Ulassai, ai piedi delle rocce del Bruncu Pranedda e del Monte Tisiddu. Dal paese, una breve strada asfaltata porta alla Grotta di Su Marmuri, una delle più belle della Sardegna, che stupisce per le sue stalattiti e stalagmiti bianchissime.

Grotta di Su Marmuri (Credits: Wikipedia)

Da Ulassai, chi ama le escursioni a piedi in ambiente inconsueto e selvaggio può salire in direzione del vicino Monte Tisiddu. Il sentiero inizia dalla piazza alberata a monte del paese, supera una recinzione per una traballante scaletta in legno, e poi raggiunge una grotta rocciosa che si supera per delle gradinate costruite dai pastori. Un facile passaggio di arrampicata porta alla cresta del Tisiddu, uno dei più caratteristici tacchi dell’Ogliastra, magnifico belvedere sulle valli e gli altopiani circostanti.

Lasciata alle spalle Ulassai, si raggiunge l’inizio della strada per Perdasdefogu che è possibile seguire per i primi 4 km, fino alla chiesetta campestre di Sant’Antonio e alla vicina area attrezzata, ottima per un pic nic o per la sosta notturna dei camper. Tornati alla strada statale, una breve discesa porta a Jerzu, una grossa borgata nota nell’intera isola per il suo ottimo cannonau.

Oggi, oltre che dagli appassionati del vino e della cucina locale, Jerzu è frequentata dagli arrampicatori italiani e stranieri che frequentano le verticalissime pareti del Castello, una delle più belle falesie dell’intera Sardegna.

A chi ama i contrasti e ha ancora a disposizione un po’ di tempo consigliamo di continuare sulla strada che traversa un solenne altopiano e porta in 25 km a Perdasdefogu, cui si affianca il più vasto poligono di tiro d’Italia. Nei momenti in cui l’attività militare è sospesa, è possibile proseguire a sud per una strada attraverso l’altopiano, e continuare a piedi, per un viottolo affiancato da carri armati in abbandono, fino al valloncello dove si apre la bella Grotta di Is Angurtidorgius, non attrezzata ma accessibile per un tratto anche ai non speleologi.

DA JERZU A ARBATAX (37 KM)

Breve e meno tortuoso dei precedenti, il tratto finale dell’itinerario riporta alla piana costiera dell’Ogliastra. Lasciata alle spalle Jerzu si scende a raggiungere la statale 125 a poca distanza dal valico di Genna ‘e Cresia. La si segue in discesa verso il mare, si attraversa il ponte San Paolo e si raggiunge in breve Cardedu, da cui una breve deviazione sulla destra riporta finalmente in vista delle acque del Tirreno.

Visitata la chiesetta campestre di Nostra Signora di Buoncammino, si raggiunge il litorale di Marina di Gairo, con la sua spiaggia e le sue calette rocciose cui si affiancano alberghi e seconde case non sempre ben inseriti nel paesaggio.

Altri 5 km sull’Orientale Sarda portano a Bari Sardo, grosso centro agricolo che conserva un oratorio seicentesco e un’imponente chiesa del secolo successivo, e che deve il nome alle abbari, le zone umide che separano il paese dal litorale.

La torre spagnola di Bari Sardo (Credits: Wikipedia)

Un’altra piacevole strada tra vigneti e frutteti riporta alla costa, sulla quale si affacciano l’interessante nuraghe Mindeddu e la torre spagnola di Bari, cui si affianca una bellissima spiaggia sabbiosa. Tornati per l’ultima volta alla statale, la si segue verso nord, passando a poca distanza dai nuraghe Nurta e sa Iba Manna, riporta a Tortolì e ad Abratax.

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