Mar Rosso: immergersi nelle acque del Sudan

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Dal punto di vista subacqueo, i fondali sudanesi sono forse ancora più entusiasmanti di quelli egiziani, come già hanno avuto occasione di verificare celeberrimi esploratori del mare come Hans Hass o Jacques-Yves Cousteau: maggiori sono le possibilità d’incontrare grandi rappresentanti della fauna pelagica, più numerosi e confidenti sono gli squali – amati e ricercati da ogni subacqueo che si rispetti – e incredibilmente più isolati e tranquilli sono i siti d’immersione, raggiungibili unicamente in crociera.

Dispiace ancor di più, quindi, che trascorrere una vacanza sub in Sudan sia ancora tanto difficile. Il turismo stenta a decollare: non è incentivato, non trova le infrastrutture necessarie, talvolta viene persino scoraggiato.

Il ferreo integralismo islamico del governo allontana gli occidentali, la disastrata economia del Paese rende difficilissimi gli approvvigionamenti, il recupero dei pezzi di ricambio, il reperimento del carburante, l’assistenza medica: non è un caso che le poche barche in grado di operare più o meno regolarmente da Port Sudan siano soprattutto italiane. Disastrosi è anche la situazione dei voli: raggiungere Port Sudan dal Cairo è complicato, ma ripartirne in orario è quasi impossibile: i ritardi sono estenuanti, ripetuti, imprevedibili, inspiegabili. Molte agenzie specializzate consigliano addirittura l’avventura. Ma chi è disposto ad armarsi di pazienza e savoir faire troverà un mare di bellezza sublime i impareggiabile, nelle cui acque turchesi e cristalline ogni immersione è una nuova avventura, in cui ogni tratto di navigazione ha il sapore e l’atmosfera di una nuova, emozionante scoperta.

Molti sono gli itinerari a disposizione degli skipper: a nord, verso Sha’ab Rumi e Sanganeb prima e Sha’ab Su’adi e Angarosh poi, oppure a sud-est, verso Sha’ab Anber e i reef dell’arcipelago delle Suakin: aspettatevi caldo torrido (meglio programmare il viaggio per la primavera o l’autunno piuttosto che l’estate), grandi emozioni e qualche scomodità – ma anche questo fa parte del gioco.

SHA’AB SU’ADI E IL BLUE BELL

Il Blue Bell era un grosso cargo carico di automezzi Toyota, affondato negli anni ’70 presso il reed di Sha’ab Su’adi, a circa quaranta miglia a nord di Port Sudan. Oggi il relitto giace sulla barriera, rovesciato e con una forte inclinazione: la prua è a bassa profondità, mentre la poppa si trova ad oltre 70 metri.

L’immersione può piacere a molti per le coloratissime concrezioni che hanno ricoperto lo scafo, per l’acqua spesso perfettamente trasparente, per la saltuaria presenza di grandi rappresentanti della fauna pelagica e per la curiosa “scenografia” artificiale rappresentata dalle dozzine di pick-up, fuoristrada e camion che giacciono ovunque.

Lungo la costa si trova invece la baia di Marsa Arakiyai, sui bassi fondali della quale i più fortunati potrebbero imbattersi in qualche raro esemplare di dugongo, mansueto e vegetariano Sirenide parente dell’americano lamentino.

SHA’AB RUMI

Se c’è una sola località per cui varrebbe la pena di affrontare le difficoltà di un viaggio in Sudan è questa. Il reef di Sha’ab Rumi è, incontestabilmente, uno dei più belli e spettacolari di tutto il mondo, paragonabile soltanto a quello di Ras Mohammed, al Blue Corner di Palau e ad una manciata di altre paradisiache località sottomarine sparse in tutto il globo: situato a circa 25 miglia da Port Sudan, non a caso è stato scelto nel 1963 da Jacques-Yves Cousteau per l’esperimento di vita sottomarina battezzato Precontinente II, le cui strutture metalliche giacciono ancorai indisturbate e ormai ricoperte di madrepore sul fondale.

Il punto più entusiasmante di Sha’ab Rumi è però la punta sud: uno straordinario pianoro subacqueo lievemente inclinato verso il largo, la cui profondità media si aggira intorno ai 20 metri, circondato da tre lati da cadute  verticali che precipitano nel blu per oltre 700 metri. La struttura stessa del fondale è però assolutamente ideale per l’osservazione della grande fauna d’alto mare, in massima parte squali: pinna bianca e grigi di scogliera, ma anche e soprattutto i più rari martello, qui avvistabili in gruppo con relativa regolarità.

Una seconda e più facile immersione a Sha’ab Rumi può svolgersi invece presso la pass che porta alla laguna, per visitare le strutture utilizzate un trentennio fa dai subacquei della Calypso di Cousteau: qui, tra le lamiere ormai concrezionate, nuotano pesci simili a gioielli, in uno scenario surreale, affascinante e magari anche un po’ malinconico.

SANGANEB

Un’altra immersione di altissimo livello, tra le più belle offerte dall’intero Mar Rosso. E’ lo spettacolare reef di Sanganeb, situato a poche miglia a nord di Port Sudan e strutturato come un enorme torrione corallino isolato, la cui sommità piatta e ricchissima di formazioni madreporiche si trova a pochi cm dalla superficie e le cui pareti pressoché verticali precipitano per oltre 800 metri verso l’abisso. Soltanto ad ovest la caduta si interrompe per collegare la parete ad un pianoro sabbioso ad una ventina di metri di profondità, frequentatissimo da pesci d’ogni tipo e brillantemente illuminato dalla luce del sole.

Le pareti di Sanganeb sono costellate da splendide formazioni coralline, ricoperte da festoni coloratissimi alcionari, profondamente fessurate da crepacci, tane e grotticelle nelle quali si riuniscono dozzine di cernie d’ogni dimensione e centinaia di corvine e brontoloni. E poi foreste di gorgonie e fruste di mare, variopinti e iperattivi pesci pappagallo, pesci farfalla, murene, pesci chirurgo e imperatore, razze, grandi gorgonie, macchioni di corallo nero, spugne d’ogni colore, branchi di barracuda e gli immancabili e desideratissimi squali, anche qui confidenti e fotografabili come Sha’ab Rumi.

Sanganeb è una destinazione irrinunciabile per i subacquei che si recano in Sudan: perdipiù la fauna che lo abita, spesso nutrita dai dive master dei charter che lo visitano regolarmente, sembrerebbe essere meno schiva che altrove, consentendo inquadrature assolutamente irripetibili agli appassionati di foto e videosub.

WINGATE REEF E L’UMBRIA

I fondali sudanesi non sono particolarmente noti per i loro relitti, ma certamente Wingate reef e l’Umbria possono competere ad armi pari con quelli del Sinai o della laguna del Truk.

L’Umbria era una motonave da carico italiana, che venne autoaffondata con un abile stratagemma dal suo capitano il 9 giugno del 1940 al largo di Port Sudan perché non cadesse in mano agli inglesi. La nave – varata ad Amburgo nel 1912, con una stazza si oltre 10.000 tonnellate ed una lunghezza di 150 metri – portava un carico di materiali bellici destinati alle truppe italiane in Africa Orientale: 360.000 bombe, sacchi di cemento, pneumatici d’aereo, bottiglie di vino, lampadine, automezzi Fiat modello 1100. Oggi il relitto dell’Umbria riposa, ancora intatto, coricato sul fianco sinistro, le gru delle scialuppe che ancora fanno capolino dalla superficie.

E’ un’immersione altamente spettacolare, particolarmente emozionante per i subacquei italiani, e non troppo difficile: la nave si trova tra la superficie e il fondale a 40 metri di profondità, quindi è abbastanza accessibile.

I subacquei possono ammirare il cassero centrale con i resti del grande fumaiolo, una scialuppa di salvataggio, il gigantesco timone con l’altrettanto enorme elica di dritta a quattro pale, l’intero scafo ormai interamente ricoperto da concrezioni madreporarie e da coloratissimi alcionari, e soprattutto esplorare tranquillamente le ampie stive di poppa, ancora con tutto il loro carico di bombe, spolette e spezzoni incendiari.

Va da sé che anche sull’Umbria i materiali esplosivi sono ancora potenzialmente pericolosi, nonché spesso in precario equilibrio, e che quindi i subacquei devono assolutamente astenersi dal manipolarli o dal cercare di asportarli.

Molto meglio dedicarsi alla nostalgica atmosfera del luogo, e alla fotografia, che qui offre spunti inconsueti: oltre al bellissimo relitto, Wingate reef offre infatti ai subacquei un ricco panorama di specie ittiche caratteristiche del Mar Rosso, e tra le lamiere delle grandi navi affondate è facile incontrare specie difficilmente reperibili in altri ambienti.