Chefchaouen, la “perla blu” del Marocco

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Connubio unico di storia, arte e natura, Chefchaouen è conosciuta come la “perla blu” del Marocco per il suo stile architettonico, una fusione tra stile spagnolo e moresco, che ogni anno attrae tantissimi visitatori.

Piccole piazze, viottoli lastricati, luoghi di culto e case dipinte d’azzurro con portoni in legno intagliato e cornici di maioliche. Chefchaouen è un piccolo gioiello architettonico dichiarato Patrimonio UNESCO dal 2010 e immerso nel Rif, regione montuosa a forma di mezzaluna, nel nord del Marocco.

Si dice che l’usanza di dipingere le pareti di questo colore sia stata introdotta dai profughi ebrei che consideravano il blu simbolo del cielo e del paradiso. Il colore ha poi preso piede, ed ora molti credono che le pareti blu servano anche a respingere le zanzare (che non amano l’acqua limpida e in movimento, giustappunto di colore azzurro).

Cittadina di chiara impronta andalusa – tra i primi abitanti ci furono esiliati musulmani ed ebrei provenienti da Granada – è nota anche come città santa, tanto che l’accesso agli stranieri fu proibito fino agli anni ’50. E’ per questo motivo che oggi è ancora considerata come uno dei segreti meglio custoditi del Marocco.

Le otto moschee concentrate in un centro abbarbicato sul fianco di una collina, sono una godibile espressione del suo carattere religioso. Tra queste, la Grande Mosquée (XV secolo) con la sua stravagante torre ottogonale.

Chefchauoen è rimasta fuori dalle principali rotte turistiche del Marocco. Milioni di turisti, infatti, si riversano ogni anno nelle storiche città imperiali di Marrakech, Fes, Meknes, Rabat o visitano Essaouira, affacciata sull’Oceano Atlantico.

Passeggiare per i viottoli della città antica ha un fascino particolare. La parte vecchia della città, arroccata su una montagna, ha un aspetto molto simile a quella dei paesi andalusi, con piccole vie dal tracciato irregolare lastricate di ciottoli. Nel punto più alto si trovano le sorgenti di Ras al-Ma. Il centro della città è la piazza di Uta al-Hamman, dove si trova la fortezza e una moschea con minareto ispirato a quello della Torre de Oro di Siviglia. All’interno della kasbah ci sono bellissimi giardini rigogliosi, il piccolo Musèe Ethnographique con vasellame e ceramiche e una piccola galleria d’arte contemporanea. La città nuova è stata costruita più in basso.

Lungo le stradine labirintiche della medina potrete trovare numerose botteghe di artigiani che vendono tappeti, teiere in ottone e ceramiche colorate, la cittadina è infatti famosa per l’artigianato tessile e per le piccole attività manifatturiere. Qui si possono trovare stoffe a strisce rosse e bianche e jellaba (tuniche) in lana, entrambi prodotti di punta della città ed espressione di radicate tradizioni preservate dai popoli berberi (amazigh, uomini liberi). Ad indossarle sono gli stessi abitanti che con i loro cappucci a punta si muovono a passo lento tra i vicoli della città, apparendo e scomparendo tra i muri blu.

Troverete anche un piccolo museo dove sono state conservate curiose ed originali collezioni di ricami e abiti locali, come la djellaba (indumento indossato dagli uomini e dalle donne del Nordafrica).

La sorgente di Ras el-ma, scenografica cascata cui si fa risalire l’origine del primo abitato urbano. Le acque del fiume Ras Maa, sulle cui sponde è nato il primo insediamento, alimentano ancora oggi i mulini di Chefchaouen

Ma Chefchaouen non è solo colore e artigianato; è la destinazione perfetta per chi ama il trekking e la natura, da qui partono numerose escursioni alla scoperta di montagne, sorgenti e vallate.

Appena fuori da Chefchaouen si trova il Parco Nazionale di Talassemtane (60 mila ettari) istituito nel 2004, che insieme al Parco Bouhachem attraversa i Monti del Rif.

Il panorama sui monti del Rif che con il primo caldo si tinge dei colori dei fiori selvatici è movimentato da fitte foreste di querce, cedri e abeti – gli unici ancora visibili in tutto il Marocco -, da fiumi e terrazzamenti coltivati, da alte vette e gole profonde.

Il Parco di Talassemtane può essere visitato con escursioni giornaliere da Chefchaouen o trekking di più giorni, 5 ne servono per il giro completo. Sarete accompagnati da guide e muli per il trasporto di bagagli e viveri, e trascorrerete notti in rifugi di montagna o aree camping. A seconda del tour operator di riferimento cambiano le tappe, ma ogni itinerario richiede circa 4/5 ore di trekking al giorno. Spesso le soste coincidono con i villaggi (douar) berberi ottimamente conservati dove si perpetuano le antiche tradizioni (Zaouiya Habteene, Achkour, Abou Bnar, Melilla, Jebel Lakraa, Mechkrala, Dardara, Mansoura, Tissouka, Bab Taza). Segnaliamo tra i punti panoramici Place D’Espagne da cui si vede il mare, mentre tra le attrazioni naturali il Ponte di Dio a Achkour, arco roccioso che domina a 25 metri di altezza le acque del Oued Farda. I più esperti potranno cimentarsi in sentieri che raggiungono le alte vette come lo Jebel Lakraa (2159 m), la cima più alta del Parco.

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