Itinerario nella Tuscia da Viterbo a Bomarzo

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I territori del Lazio etrusco, la Tuscia, si caratterizzano per la loro storia antichissima, per il mistero di fondo che circonda ancora la civiltà etrusca, per il senso di libertà che trasmette la loro arte, in contrapposizione con il rigore artistico dei lunghi anni in cui queste terre diventano parte dello Stato Pontificio. La severità della Chiesa si mitiga, però, nelle opere che commissiona a grandissimi artisti quali Michelangelo, Canova, Bramante. Mentre i laghi su cui si affacciano paesi e castelli offrono scenari immutati nel tempo.

ITINERARIO

VITERBO

Costruita dai Romani su un precedente insediamento etrusco, forse Surrena, Viterbo ebbe un periodo di splendore durante l’epoca augustea. Baluardo romano contro le invasioni barbariche, dopo la caduta dell’Impero, fu occupata dai goti, dai bizantini e dai Longobardi.

Tra il XIII e il XV secolo fu sede apostolica. Nella struttura urbana di questo periodo è arrivata fino a noi. Viterbo oggi presenta una parte moderna, commerciale e industriale, e una medievale, centrale, intatta, separata da una cinta muraria di 5 km. Lungo le mura si aprono sette porte.

Partendo da una delle più antiche, Porta San Pietro, si percorre la via di San Pellegrino, cuore del quartiere omonimo, un esempio di contrada duecentesca conservatasi quasi integra. Con le case scure, le torri, le viuzze, le bifore romaniche.

Si incontrano il Museo della Macchina di Santa Rosa (patrona della città), il Palazzo degli Alessandri, una residenza signorile. Più avanti c’è la chiesa di Santa Maria Nuova, di stile romanico, tra le più antiche del Viterbese (risale al 1080). Sul lato sinistro della facciata si trova il pulpito da cui predicava San Tommaso d’Aquino. Proseguendo lungo la stessa strada si incontra la Cattedrale, dedicata a San Lorenzo. Costruita nel XII secolo subì diversi restauri. La facciata è quella del 1570, mentre si è mantenuto il campanile trecentesco. La vasca battesimale è del 1470.

Di fronte alla cattedrale il Palazzo dei Papi. Costruito tra il 1255 e il 1267, ha una loggia aerea a sette arcate sostenute da colonnine ornate di stemmi e rilievi. Dalla loggia i Pontefici benedicevano il popolo.

BAGNAIA

In direzione nord est, non molto distante c’è Bagnaia, antica residenza vescovile, posta alle pendici dei monti Cimini. Alla sua sommità si trova Villa Lante. Costruita intorno alla metà del XVI secolo su un disegno del Vignola, la villa è uno degli esempi più significativi dell’architettura tardo rinascimentale.

Si entra dal giardino all’italiana, un quadrato di quattro ettari, al cui centro c’è la Fontana, sovrastata dal gruppo scultoreo dei Quattro Mori, attribuito a Matteo Taddini. In fondo due palazzine simmetriche, dove si conservano opere di Antonio Tempesta, Raffaellino da Reggio, Rodolfo del Ghirlandaio. Dietro ancora il giardino, adorno di fontane disposte secondo un asse prospettico, che consente i giochi d’acqua.

SORIANO NEL CIMINO

Non molto distante Soriano nel Cimino, posta a 480 metri su uno sperone del monte Cimino. Di probabile origine etrusca, è un luogo di villeggiatura. Da qui è piuttosto agevole la salita verso la sommità del Monte Cimino (m. 1053).

Interessante il Palazzo Chigi, costruito su disegno del Vignola nel 1562 (fu completato nel ‘700). E’ composto da due edifici collegati da un terrazzo di accesso. Su un lato è la Fontana Papacqua, detta anche Regina delle acque, esempio di manierismo cinquecentesco.

Su un’alta scarpata si erge il massiccio Palazzo Orsini, un castello con maschio e merlature. Deve il suo aspetto medievale al Papa Nicolò III che ne curò i lavori di ampliamento nel 1278. Vi morì nel 1280. Il castello è uno dei meglio conservati del Lazio.

BOMARZO

Posto in posizione panoramica sull’alto di un colle, l’antico borgo di Bomarzo è dominato dall’imponente mole di Palazzo Orsini, costruito tra il 1525 e il 1583. E’ composto da due edifici distinti, collegati tra loro da terrazzi e piccole costruzioni. Vicino il Duomo che, ricostruito nel secolo XVI, poggia su un edificio probabilmente etrusco e ha come altare un sarcofago paleocristiano, sepolcro di Sant’Anselmo.

A 1,5 km dal paese si trova il “Parco dei Mostri“, o Bosco Sacro, complesso monumentale posto alle pendici di un anfiteatro naturale. Una serie di terrazze digradano verso il fondovalle dove sono scolpiti, immersi in una ricca vegetazione, personaggi fantasiosi, mostri, ciclopi, secondo il gusto dell’orrido diffusosi alla fine del Rinascimento.

Fu voluto da Vicino Orsini, cavaliere e letterato, e costruito probabilmente tra il 1552 e il 1580. Si incontrano per prime due sfingi, che recano la seguente iscrizione: “Tu ch’entri qua, pon mente, parte a parte, e dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte“. Tra le figure più interessanti la casetta pendente, entro cui si ha la sensazione della perdita dell’equilibrio.

 

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