Escursione nella Riserva Naturale Selva del Lamone

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Una foresta a tratti impenetrabile, dove affiorano cumuli di rocce vulcaniche dalle forme bizzarre, decorate dall’edera e dal muschio. Questo è l’aspetto della Selva del Lamone, la magnifica foresta protetta che si estende per circa 2000 ettari in territorio del Farnese, appena a sud del confine regionale tra il Lazio e la Toscana.

Sostanzialmente pianeggiante, il suolo dell’area protetta è formato da materiali eruttati nel Pleistocene dal vulcano Volsinio, della cui attivià testimoniano la caldera che si apre tra Latera e Valentano e quella che ospita oggi il Lago di Bolsena.

L’ambiente selvaggio, insieme alla fitta vegetazione, rende inconsuete e affascinanti tutte le escursioni sui sentieri della Selva del Lamone. E’ bene ricordare, però, che il terreno scomodissimo e la difficoltà di orientamento riservano gran parte dei percorsi all’interno della Riserva a escursionisti esperti o che scelgono di farsi accompagnare dai guardiaparco.

La Selva del Lamone è attraversata da itinerari di trekking come il Siena-Argentario e il Firenze-Siena-Roma.

IL PAESAGGIO

Lo rendono inconfondibile le murce, dei crinali allungati di rocce grigiastre, gli antichi crateri come la Pila al Sambuco e la Rosa Crepante, e le piccole depressioni acquitrinose dei laciòni.

Una parte della selva è stata disboscata ed è oggi occupata da seminativi e pascoli. Nel resto del territorio l’essenza prevalente è il cerro, affiancato da leccio, faggio, acero minore, orniello e bagolaro. La presenza di prugnolo, biancospino, agrifoglio, fillirea, ginestra dei carbonai e stracciabrache rende quasi impenetrabile la foresta. Numerose, a primavera, le orchidee selvatiche.

La fauna include il cinghiale, il capriolo, il tasso, l’istrice e lo scogliattolo tra i mammiferi, e il gheppio, la poiana, il barbagianni e lo sparviero tra i rapaci. Simbolo dell’area protetta è il picchio rosso maggiore. La lontra è ancora segnalata nelle acque della Fiora e dell’Olpeta. Un piccolo nucleo di lupi era presente negli anni Settanta.

Nonostante l’aspetto selvaggio, la Selva del Lamone è stata popolata dall’uomo fin dalla Preistoria. Ne sono testimonianze gli abitanti del Roppozzo e delle Sorgenti della Nova, l’oppidum etrusco di Rofalco e la Tomba del Gottimo. Fuori dall’area protetta meritano una visita le tombe e la “tagliata” etrusca di Castro e i romitori medievali di Poggio Conte e la Chiusa del Vescovo. Da vedere anche i monumenti rinascimentali e i musei archeologici di Farnese e della vicina Ischia di Castro.

DA SAPERE

QUOTA: da 332 a 410 metri

DISLIVELLO: 150 metri

TEMPO COMPLESSIVO: 3.30 ore

PERIODO CONSIGLIATO: tutto l’anno

SEGNALETICA: bianco-rossa e giallo-rossa della Riserva Naturale

PUNTI DI APPOGGIO: a Farnese esistono alcune trattorie, a Ischia di Castro è anche un albergo. Nella valle della Fiora sono in funzione alcuni agriturismi.

CARTE: IGM 1:25.000 136 I SO Valentano e 136 IV SE Ponte San Pietro, carta 1:25.000 Riserva Naturale Regionale Selva del Lamone

L’ACCESSO

Dal centro di Farnese si segue la strada provinciale per Pitigliano e Manciano. Dopo 3 km, al termine di una discesa, si raggiungono un ponte sull’Olpeeta e un piazzale. Qui si lascia la strada, si piega a destra, e si segue una stradina asfaltata che sale toccando alcuni porcili.

Dove il tracciato diventa pianeggiante si entra nella Riserva e si prosegue per una strada sterrata tra i parscoli, i campi e i casali di Campo la Villa, la radura che forma il cuore della Selva del Lamone. Tenendosi sulla strada principale e lasciando a destra un altro tracciato per Farnese si raggiunge il prato del Roppozzo, chiuso da una staccionata. Si parcheggia al limite del bosco, accanto alle costruzioni in legno utilizzate per la Festa della Primavera.

L’ITINERARIO

Ci si incammina seguendo i ben visibili segnavia bianco-rossi del sentiero n.2 della Riserva Naturale, che si inoltra in salita nel fitto del bosco, tra grandi cerri e piccoli affioramenti rocciosi. Al termine della salita si continua brevemente in piano, si piega a destra e si passa accanto a un grande ammasso roccioso. Un tratto pianeggiante e una discesa portano al cartello che indica, verso destra, l’inizio del sentiero n. 6 per Rofalco. Questo percorso, privo di segnaletica, è però difficile da seguire.

Un altro tratto pianeggiante porta in vista dell’anfiteatro lavico di Rosa Crepante, sulla sinistra del sentiero, che si può raggiungere per un sentierino segnato in rosso o, poco più avanti, per un percorso non segnato ma più facile. Il sentiero piega a sinistra, scende nettamente, poi sbuca sul sentiero 3, indicato da segnavia giallo-rossi.

Lsciato a sinistra il sentiero per i Lacioni della Mignattara (lo si seguirà più avanti) si va a destra, si costeggia un muretto e si sbuca su una strada sterrata. Seguendola verso destra si sale a larghe svolte nel bosco, si raggiungono un ovile e un capannone agricolo e si sale al cocuzzolo erboso di Semonte, ottimo belvedere su un’altra zona di campi e sullaparte centrale della Selva.

Si torna indietro per la strada, e si ripercorre l’ultimo tratto del sentiero fino al bivio. Qui si va a destra continuando lungo i segnavia giallo-rossi, che attraversano alcune radure, superano in salita un canalino roccioso e poi scendono alla conca dei Lacioni della Mignattara.

Il sentiero riparte con una breve salita, e continua con modesti saliscendi fino a raggiungere la strada sterrata poco a nord di Campo della Villa. Conviene seguirla verso destra fino a un quadrivio oltre il quale si raggiunge il recinto dell’area faunistica del capriolo. Lo si costeggia per qualche centinaio di metri fino ad affacciarsi sul pianoro del Pian di Lance, poi si torna indietro per la stessa via. Oltrepassato il bivio con il sentiero n.3 si torna alla radura del Roppozzo.

GLI EREMI LUNGO LA FIORA

La valle della Fiora, che scorre a ovest della Selva del Lamone, ha ospitato nel Medieovo l’Abbazia di San Colombano, e conserva i suggestivi eremi rupestri di Chiusa del Vescovo e Poggio Conte.

Utilizzati fino al Settecento, questi romitori sono in buona parte scavati nella roccia e hanno avuto una notevole influenza sulla storia della valle. L’eremo di Chiusa del Vescovo comprende vari locali collegati da scalette e una piccola chiesa scavata nella roccia, quella di Poggio Conte era decorata da notevoli affreschi raffiguranti il Cristo e gli Apostoli. Trafugati nel 1964, questi dipinti sono stati recuperati l’anno successivo, e sono oggi esposti nel musei di Ischia di Castro.

I due eremi si raggiungono a piedi dalla grossa strada sterrata che collega il Ponte San Pietro, sulla strada tra Farnese e Manciano, con Canino e l’Aurelia.

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