Alviano, il borgo e l’oasi del WWF

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Alviano è un piccolo borgo medievale tipicamente umbro, situato su un’altura della Valle del Tevere non lontano dai colli amerini, e circondato dai calanchi, che formano degli estesi sistemi a ventaglio di grande fascino.

Sovrastato dalla rocca della famiglia Alviano, è circondato da mura difensive e presenta ancora la sua chiara impronta urbanistica medievale, caratterizzata da una forma compatta con un tessuto viario piuttosto fitto ma regolare, rimasta quasi totalmente immutata nonostante il rifacimento di diversi complessi edilizi.

Nel punto più alto della collina si trova il rione “Valle”, che sormonta dall’alto la vallata; apprezzabile per il suo verde e le sue aree attrezzate il rione “Pietraia”. Scendendo lungo la collina è possibile trovare “Alviano Vecchio”: antico borgo medievale, fulcro della nascita e sviluppo del paese, dove è situato il castello, mentre la zona appena fuori dal centro storico, proseguendo verso il Campo sportivo e, risalendo, verso la palestra comunale, corrisponde ad “Alviano Nuovo”. Il terreno, a differenza delle altre zone, si mantiene pianeggiante, con lievi pendenze, estremamente adatto all’agricoltura di vario genere.

Alviano è uno dei comuni che fanno parte del Parco Fluviale del Tevere, che si estende per circa 50 km giungendo fino all’Oasi Naturalistica, di grande importanza per la conservazione della natura e del territorio.

CENNI STORICI

L’antico borgo medievale di Alviano raggiunse il suo massimo splendore tra il 1400 e il 1500 con Bartolomeo di Alviano, condottiero di origine umbra, che fu conosciuto in tutta Europa, sia per le sue imprese di guerra come Capitano di Ventura, sia per i rapporti con le più potenti famiglie dell’epoca. A lui si deve la ricostruzione e l’ampliamento dell’antico castello costruito intorno all’anno 1000 dal Conte Offredo. Nel 1654, all’estinzione della famiglia Alviano, la Rocca fu acquistata da Donna Olimpia Pamphili Maidalchini, cognata di papa Innocenzo X. Nel 1920 venne donata al Comune dai discendenti dei Doria Pamphili.

COSA VEDERE

Elegante e imponente il Castello di Alviano, o castello Doria Pamphili, sovrasta tutta la valle del Tevere. Ricostruito nel XVI secolo su un fortilizio preesistente, ha una struttura a pianta quadrata, con torri agli angoli. All’interno un bel cortile rinascimentale con doppio loggiato, su cui affacciano numerosi ambienti di pregio. Tra questi la cappella che contiene una serie di affreschi del ‘600 che possono essere considerati come una sorta di memoria visiva della storia di Alviano. Nella cappella è raffigurato infatti il miracolo di San Francesco e le rondini, avvenuto nel 1212 proprio ad Alviano.

Ancora oggi il Castello, sapientemente restaurato, è il fulcro della vita cittadina: il piano nobile ospita il Municipio; al piano terra si trova il Centro di documentazione audiovisiva sull’Oasi di Alviano, oltre a un centro convegni moderno e attrezzato. I sotterranei del Castello ospitano mostre permanenti di arte moderna e il Museo della Civiltà Contadina che si occupa di promuovere il patrimonio locale e di salvaguardare le tradizioni del territorio. Di recente, proprio in onore del suo antico padrone, il Castello è diventato sede del Centro studi sui capitani di ventura, che eroga diversi servizi didattici come visite guidate, visite tematiche, visite teatralizzate e laboratori didattici

All’interno del borgo è possibile ammirare la Chiesa di Santa Maria Assunta (XV secolo). Documentata come Collegiata fin dal 1275, alle soglie del XVI secolo fu ornata di una preziosa tavola di Nicolò Alunno, rappresentante la Madonna Assunta circondata da angeli glorificanti. In origine aveva due sportelli laterali con le figure di San Giovanni Battista e di San Sebastiano, che attualmente si trovano nel Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma. Interessante anche un affresco di Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone, commissionato nel 1516 dalla vedova di Bartolomeo d’Alviano, Pantasilea Baglioni, rappresentante la stessa nobildonna e una Madonna e Santi.

L’OASI

L’Oasi WWF del lago di Alviano, comprende tutti gli ambienti tipici delle zone umide ad acqua dolce: palude, stagno, acquitrini, marcita, bosco igrofilo, tra i più estesi dell’Italia centrale e custodisce ambienti acquatici scomparsi da oltre un secolo.

Proprio per questo motivo ha un valore speciale, perché con i suoi 900 ettari protegge dalla caccia e dalla speculazione edilizia questo scrigno di biodiversità unico.

Il lago artificiale di Alviano, di 500 ha circa, nasce nel 1963 dopo la realizzazione di uno sbarramento sul fiume Tevere e la costruzione della centrale idroelettrica ad opera di ENEL. L’area oltre alla ovvia funzione di sfruttamento del Tevere per la produzione di energia elettrica, è stata pensata anche come cassa di espansione per le piene del fiume e la salvaguardia delle città a valle, in particolare Roma.

In tempi brevi i sedimenti trasportati dal fiume e trattenuti hanno dato origine ad un delta interno con formazione, già a partire dal 1977, di una palude sempre più estesa, importante punto di migrazione e sosta per gli uccelli acquatici.

L’arrivo degli uccelli fu immediato, come immediato l’interesse da parte dei cacciatori. A tal proposito la Regione Umbria decretò il divieto di caccia su tutta l’area garantendo definitivamente la tranquillità per gli animali che vi potevano sostare. Da qui l’origine della Riserva a tutti gli effetti.

Oggi nelle acque dell’Oasi di Alviano, tra le varie specie di uccelli presenti, troviamo il Martin Pescatore, l’airone grigio e l’airone bianco, che è il simbolo dell’area protetta. Tra gli altri animali che popolano luogo incantevole possiamo incontrare il capriolo, il cinghiale, il daino e il cervo. L’Oasi comprende tutti gli ambienti tipici delle zone umide ad acqua dolce: palude, stagno, acquitrino, marcita, bosco idrofilo e presenta due Sentieri Natura. Il primo,  circolare, per le visite scolaresche, attrezzato con piccoli capanni, un’aula didattica all’aperto e al chiuso e una torre di avvistamento; il secondo, naturalistico, si sviluppa lungo il fiume Tevere e la palude ed è consigliato agli appassionati ed ai fotografi naturalisti. Inoltre in loco è disponibile uno stagno e un laboratorio didattico attrezzato con microscopi professionali, telecamere e monitor e un’area pic-nic coperta.

Ad ora, sono oltre 10.000 gli esemplari che ogni anno si fermano qui, scegliendo l’oasi come rifugio ideale dove riprodursi.

COSA GUSTARE

L’ enogastronomia ad Alviano è profondamente legata alla produzione tipica locale e alla tradizione rurale del territorio. Se chiedete a un buongustaio cosa mangiare a Alviano, vi consiglierà sicuramente i piatti legati alla tipica cultura contadina dove l’olio EVO, il farro, i legumi, i funghi, il tartufo e le paste tradizionali fatte a mano rappresentano gli elementi fondamentali! Tra i primi piatti suggeriamo di assaggiare i visciarelli – una pasta tipica fatta con acqua e farina – al pomodoro o, ancor più prelibati, al tartufo!

Altro piatto particolarmente invitante è la faraona alla leccarda, come anche tutte le ricette a base di cacciagione e gli immancabili crostini ai fegatini di pollo.

E se vi rimane un po’ di spazio per il dolcetto.. provate i tozzetti di Alviano con nocciole accompagnati dal Vin Santo, un vino liquoroso dolce solitamente abbinato alla pasticceria secca.

NEI DINTORNI

Nella campagna alvianese, lungo la strada che dal centro storico porta in zona colle, si possono visitare le particolari casette di creta. Le casette di creta rappresentano un particolare fenomeno abitativo di Alviano, che interessa l’area occupata dai calanchi, colline argillose che assumono una caratteristica forma grazie all’erosione prodotta dagli agenti atmosferici. Queste costruzioni, che risalgono all’800, sono diventate il simbolo della civiltà contadina più povera visitabile su prenotazione accompagnati da guide esperte.
Lungo la strada provinciale che collega Alviano a Guardea si trova l’Eremo Camaldolese di Santa Illuminata. Fondato da San Romualdo nel 1007, il convento si sviluppò nel XIII secolo, dopo che sul luogo era già arrivato San Francesco, della cui visita rimane una piccola grotta con un letto in pietra in cui egli era solito riposarsi e ritirarsi in preghiera. Oggi la lastra in travertino è liscissima poiché nei secoli tutti i pellegrini malati giacevano lì aspettando una guarigione, mentre le fonti antiche documentano anche la presenza di una sorgente miracolosa nelle vicinanze, che oggi è nascosta dalla vegetazione. Alcuni Beati, come il B. Pascuccio della nobile famiglia degli Atti di Todi, vissero a Santa Illuminata e qui sono stati sepolti molti membri delle più importanti e ricche famiglie di Baschi, Alviano e Guardea. Oggi dell’eremo resta solo qualche rovina, ma tutt’intorno è circondato da una ricca e lussureggiante vegetazione che, insieme al rilassante silenzio di cui si gode, lo rende un luogo dove i turisti vanno a cercare pace e serenità spirituale

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