Dalla valle di Cogne a Courmayeur

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Nel Giardino Paradisia, a Voltoney, accanto alla turistica Val di Cogne, sono conservate oltre 1.500 specie tra fiori e piante. La Valsavarenche rappresenta il cuore del Gran Paradiso, mentre la Val di Rhêmes, con i suoi canyon e con le sue spettacolari erosioni, è un vero paradiso per chi ama gli sport, soprattutto fluviali. Prima di raggiungere il Colle del Piccolo San Bernardo, dove sono custoditi i misteriosi resti di un Cromlech, piccola Stonehenge italiana, si passa nella Valdigne, la valle dei pini.

Il comune di Sarre, ai confini della conca di Aosta, raggruppa numerosi villaggi disseminati sulla parte d territorio che si estende da fondovalle sino sul versante del Mont-Fallère, oltre quota 3.000 metri. I primi insediamenti nell’area risalgono all’età del Bronzo. La casata di Sarre fu fondata da Giacomo di Bard, rampollo della nobile famiglia che all’epoca dominava sul territorio. Giacomo iniziò, nel 1242, la costruzione del castello Reale. Il maniero, situato su un’altura, restò di proprietà dei Sarre sino al 1364. Più tardi fu affidato a Enrico di Quart da Amedeo VI di Savoia. Della costruzione originaria restano oggi solo i basamenti della torre, dopo che, agli inizi del XVIII secolo, fu ristrutturato e modificato pressoché integralmente. Accanto all’edificio si trova la cappella dei Santi Barbara e Nicola, costruita nel 1713. Il castello, acquistato nel 1869 da re Vittorio Emanuele II, è dal 1989, proprietà della Regione Autonoma.

Subito dopo Sarre, si incontra Saint-Pierre, borgo sovrastato da un bellissimo castello medievale, simbolo della cittadina, che ora ospita il Museo regionale di Scienze Naturali. Un secondo maniero si trova ai confini dell’abitato. Sa Saint-Pierre si può ammirare la maestosa sagoma piramidale della Grivola, una delle vette del Gran Paradiso. All’imbocco della Val di Cogne, porzione del Parco del Gran Paradiso, che si sviluppa seguendo il corso del torrente Grand Eyvia, si trova Aymavilles, centro di villeggiatura situato ad un altezza di 640 metri.

La cittadina, famosa anche per le sue cave di marmo, è situata nel mezzo di una conca verdeggiante, circondata da frutteti e da vigneti da cui si ottengono pregiati vini. L’abitato è sovrastato da un castello, posizionato in cima ad un’altura, che presenta un corpo centrale e quattro torri merlate circolari poste ai quattro angoli. Le prime notizie sul maniero, che all’epoca aveva la forma di una torre quadrata, risalgono al XIII secolo. Le torri cilindriche furono aggiunte nel XIV secolo da Aimone di Challant che ricevette la signoria di Aymavilles dai Savoia. Nella prima metà del 1700, il castello assunse l’attuale forma barocca dopo che un restauro, attribuito al barone Joseph-Félix de Challant, lo trasformò da bastione in una elegante e signorile residenza. Appena fuori dall’abitato, si trova la chiesa di Saint-Léger, ricostruita nel 1700. Oltre alla facciata con prospettiva architettonica a trompe-l’oeil, il tempio conserva al suo interno una cripta che risale al X secolo.

Superato Aymavilles, prendendo la strada regionale per Cogne, una deviazione verso destra conduce a Pondel, dove si trova il monumentale ponte-acquedotto romano, a una arcata, che attraversa il torrente Grand Eyvia. L’opera architettonica, lunga 56 metri e larga 2,4, risale al III sec. a.C. Dopo aver oltrepassato i piccoli villaggi di Vieyes e Epine, la valle si allarga sino ad arrivare a Cogne.

L’antica cittadina, situata a 1.534 metri d’altitudine, sulla prateria di S. Orso, è una delle località di villeggiatura più rinomate della Valle d’Aosta. Da visitare, nella zona dove sorgeva il villaggio dei minatori, ora riconvertito, il Museo minerario alpino, dedicato all’estrazione del ferro. L’attività mineraria è ricordata, nella piazza del Municipio, da un’ottocentesca fontana in ferro. Tra i monumenti storici, la chiesa di Sant’Orso, che conserva sulla facciata una nicchia con la statua del Santo degli inizi del 1400. Il sacrario, già esistente nel 1202, è stato restaurato una prima volta nel 1642 e una seconda nel 1800, con il rifacimento del campanile. Di epoca romanica è il castello Reale, una casa-fortezza diventata in un secondo tempo residenza di caccia di re Vittorio Emanuele. Cogne è famosa in particolare per le sue piste da sci di fondo, che si estendono per 70 km e, dal punto di vista dell’artigianato, per les dentelles, pizzi lavorati al tombolo secondo una tecnica che si tramanda sin dalla metà del ‘600.

Oltrepassato Cogne, si incontrano Champlong, una frazione formata da una manciata di baite, e Lillaz, da dove parte un sentiero che porta alle omonime cascate. Da Cogne, la strada che risale il Gran Paradiso conduce a Valnontey, un centro abitato, situato a quota 1.6666 metri, dove si trova il Giardino alpino Paradisia, che si estende su un’area di 10.000 metri quadri con una flora costituita da oltre 1.500 specie.

Introd è la prima tappa di un itinerario che tocca diverse valli – quella di Rhêmes, la Valgrisenche e la Valdigne – alcune delle quali sono state preservate dallo sviluppo turistico e per questo ancora piuttosto selvagge. A 880 metri di quota, Introd – ancora nel Parco del Gran Paradiso – si estende su una terrazza naturale che domina la valle della Dora Baltea. Una posizione che si rivela vantaggiosa sia nella stagione invernale, per l’accesso alle valli sovrastanti dove si possono praticare tutti gli sport della neve, sia in quella estiva: dalla vicina località Les Combes – scelta più volte da Papa Giovanni Paolo II per i suoi riposi – partono diverse escursioni tra boschi e radure che in alcuni casi sono percorribili anche in mountain bike. La cittadina è dominata da un castello del XIII secolo. Poco distante la cascina Ola, granaio del XV secolo, rappresenta un significativo esempio di costruzione rurale d’epoca della Valle d’Aosta.

Lasciata Introd, dopo essere scesi sulla statale 26 si incontra la deviazione per Saint-Nicolas che si trova a quota 1.200 metri in una posizione particolarmente isolata dalla quale la vista sul Gran Paradiso è mozzafiato. Il paese deve la sua fortuna anche al Bois de la Tour, bosco provvisto di sentieri-natura accessibili ai non vedenti (grazie a pannelli corredati da didascalie in Braille) che d’inverno diventa il paradiso degli amanti del fondo. Chi vuole rifocillarsi dalle escursioni può farlo con piatti della gastronomia locale che tutti i ristoranti del paese offrono. In centro si trova anche il Centro Studi “René Willien” il cui obiettivo è recuperare e salvare il patois, il dialetto franco-provenzale del quale l’abate Jean-Baptiste Cerlogne, nato proprio a Saint-Nicolas, fu il primo codificatore.

Ridiscesi nel fondovalle della Dora Baltea, a pochi km, si incrocia il borgo medievale di Arvier. Di qui, nella zona dei pascoli, sentieri panoramici conducono in un percorso a ritroso nel tempo: lungo l’itinerario si incontrano i resti del castello della fine del 1200, la chiesa parrocchiale di San Sulpizio con il campanile romanico e la cappella di Rochefort arroccata su un roccione. Abbondanti tracce del Medioevo sono presenti anche nel borgo di Liverogne, praticamente attiguo a quello di Arvier.

A questo punto, ci si può inoltrare nella Valgrisenche, una delle meno note ma ricca di ambienti alpini di grande interesse, raggiungendo l’omonimo paese, a quota 1.664 metri. La presenza dell’uomo sin dai tempi antichi – per la posizione strategica nel passaggio verso la Val d’Isère – è testimoniata da antichi resti e da antichi costumi. La chiesa di S. Grato ha un campanile tardo-romanico nel quale è ospitato il Museo d’Arte Sacra con pezzi datati dal XIII secolo in poi. Tradizionali sono anche le lavorazioni del “drap”, tessuto di lana grezza per abiti e arredi realizzato con antichi telai. Nel 1957 la valle fu sbarrata con una diga: si formò così il lago di Beauregard, lungo 4 km fino a Surier.

Tornati sulla statale 25, ci si può fermare ad Avise, altro centro amato dagli appassionati degli sport di montagna, ai quali offre di tutto un po’: dall’escursionismo allo sci-alpinismo, dallo sci di fondo a quello tradizionale. Ma non mancano gli spunti storici.

Da Introd la strada si biforca in due direzioni. Una porta nella Valsavarenche, mentre l’altra conduce in Val di Rhêmes. La prima, percorsa dal torrente Savara, si estende per circa 26 km sino a raggiungere il confine con la valle Soana, in Piemonte. Il territorio, circondato dalle catene montuose, alterna paesaggi tipicamente alpini ad ampie praterie verdeggianti. Punto di partenza per numerose escursioni (come quelle al monte Grivola, a quota 3.969 metri, al Gran Paradiso, e al Colle Nivolet, a 2.612 metri), la Valsavarenche divenne nel 1857 territorio reale di caccia di Vittorio Emanuele II. Di quell’epoca resta il rifugio intitolato al re che si trova ad un’altezza di oltre 2.730 metri.

Scendendo da Introd, il primo centro abitato che si incontra è Villeneuve, un villaggio circondato da frutteti e vigneti, sulle rive della Dora Baltea, nel punto di confluenza con la Val di Rhêmes. Meta di villeggiatura, la cittadina permette di praticare nelle acque della Dora Baltea, durante i mesi estivi, sport fluviali tra i quali il kayak e il rafting. D’inverno, nei dintorni della località si possono invece praticare lo sci di distesa, lo sci di fondo, lo sci alpinismo ed escursioni con le racchette da neve. Villeneuve fu in passato, per la sua posizione, uno snodo strategico e commerciale. Tra i monumenti storici da vedere, la Tour Colin, edificata nel XIII secolo, e il castello Châtel-Argent, della stessa epoca, così chiamato perché vi si batteva moneta.

Altre interessanti chiese e cappelle si trovano nei villaggi vicino a Villeneuve. A Degioz, che nella lingua locale significa foresta, ha sede il comune di Valsavarenche, la località dalla quale prende il nome l’intera valle. Anche Valsavarenche, definita come il cuore del Gran Paradiso, offre l’opportunità di praticare nei suoi dintorni i tipici sport invernali come lo sci di fondo e lo sci escursionistico. Da visitare, la chiesa parrocchiale della Madonna del Carmine, edificata nel XV secolo, rimaneggiata nel XVII secolo, e completamente rifatta alla fine del 1800 secondo lo stile neoclassico che la caratterizza tuttora. Il sacrario conserva una preziosa collezione di oggetti di arte sacra sia di epoca medievale, sia di età moderna.

Superato Valsavarenche, si arriva alla piccola frazione di Eau-Rousse, situata a quota 1670 metri. Da qui, un sentiero percorribile a piedi conduce sino all’alpeggio di Plan Pessey, dal quale, dopo aver attraversato il torrente Gran Nomenon, parte un viottolo che si dipana in mezzo ai boschi di abeti e di larici, sino a risalire il vallone. L’ultimo centro abitato della valle è Pont, dove la strada finisce, e dove si può iniziare l’escursione verso il colle del Nivolet, ai confini con il Piemonte. Un itinerario particolarmente suggestivo dal punto di vista naturalistico, specialmente nel mese di luglio quando, sull’intero tragitto, si può ammirare una straordinaria fioritura di genziane, anemoni e viole.

L’altra destinazione possibile da Introd è per la Val di Rhêmes. Una zona che negli anni ha mantenuto intatte le caratteristiche naturalistiche e paesaggistiche, apprezzata per gli sport invernali ed estivi. Risalendo la valle si incontra prima Rhêmes-Saint Georges, dal borgo antico ancora intatto, notevole soprattutto per la chiesa di S. Giorgio e le antiche case rustiche (XVII – XVIII sec.). Questo luogo è l’ideale per chi predilige le vacanze sportive: si praticano dallo sci alle ascensioni alpinistiche, dalle passeggiate a cavallo alle scalate di cascate ghiacciate. Ma Rhêmes-Saint Georges è frequentato anche da chi tiene alla tranquillità: intorno al paese è addirittura possibile avvistare camosci e stambecchi. Un po’ le stesse caratteristiche di Rhêmes-Notre Dame che, a quota 1.723 metri, è la località più elevata della vallata. Ci si arriva passando per il villaggio di Melignon, a quota 1.584 metri, minuscolo borgo che gode di una posizione incantevole, molto frequentato nel periodo estivo. Rhêmes-Notre Dame conserva intatta l’atmosfera di un tempo anche grazie alle abitazioni rustiche del ‘600 e del ‘700. Agli amanti della natura riserva il centro visitatori del Parco del Gran Paradiso, la possibilità di osservare dal vivo flora e fauna oltre a canyon e erosioni caratteristiche delle aree calcaree. Lunghe escursioni toccano inoltre il tracciato dell’Alta Via n.2 della Valle d’Aosta con traversate nella valle piemontese di Soana e nella Val d’Isère in Savoia.

Nel cuore della Valdigne, la valle dei pini, si trova Pré-Saint-Didier, località di villeggiatura famosa anche per una sorgente da cui sgorgano acque curative. Nel borgo si trova la chiesa di S. Lorenzo, di epoca romanica, ristrutturata nel XV e nel XVII secolo. Pré-Saint-Didier, che offre una splendida vista sulla catena del Monte Bianco, è punto di partenza per numerose escursioni, come quella che conduce al suggestivo orrido scavato nella roccia dalla Dora a La Thuile.

Da Pré-Saint-Didier, si entra nella Valle del Piccolo San Bernardo, sino ad arrivare all’omonimo Colle, percorrendo l’ultimo tratto della strada statale 26. Lungo il tragitto si incontra La Thuile, un villaggio turistico, circondato da boschi e ghiacciai, situato a quota 1.441 metri. A La Thuile, un borgo fondato in epoca romana, si trova la chiesa parrocchiale di San Nicola, che conserva al suo interno un Crocifisso di legno del 1500. Numerose le escursioni che si possono effettuare, grazie alla fitta rete di sentieri che conducono alle vicine cascate, al lago del Rutor sino all’omonimo ghiacciaio.

Oltrepassata La Thuile, si raggiunge a quota 2.200 metri, il Colle del Piccolo San Bernardo, uno dei più antichi valichi alpini. Sul confine italo-francese i trova un sito archeologico che conserva i resti del Cromlech, una piccola Stonehenge italiana, con massi di pietra disposti a cerchio che, si pensa, potesse essere un antico luogo di culto. Sul Colle si trovano anche l’Ospizio Mauriziano, fondato intorno all’anno Mille e il Giardino alpino Chanousia, voluto nel 1897 dall’abate Pietro Chanoux, che comprende circa 1.600 specie di fiori e di piante.

Da Pré-Saint-Didier, risalendo verso nord, si raggiunge Courmayeur, una delle più rinomate località di montagna in Europa, nonché principale centro della Valdigne. La cittadina, situata ad un’altezza di 1.224 metri, in una vasta conca naturale sotto il massiccio del Monte Bianco, è dotata di strutture ricettive di altissimo livello. Offre 150 km di piste da discesa e 40 km di piste da fondo, oltre alla possibilità di praticare diversi tipi di sport, tra i quali la mountain bike, il pattinaggio e il parapendio. La vocazione turistica di Courmayeur inizia nel Seicento, con la scoperta di una sorgente termale. Nei suoi dintorni si trovano anche le miniere di quarzo aurifero sfruttate già in epoca romana. Nonostante l’impianto originario urbano sia stato fortemente modificato nel tempo per far fronte alla crescita del turismo, la cittadina conserva nel suo centro storico testimonianze artistiche del passato: come la chiesa parrocchiale dei Ss. Pantaleone e Valentino, ricostruita nella prima metà del 1700, che contiene al suo interno un altare barocco in marmo. Da visitare, il Museo Alpino Duca degli Abruzzi, inaugurato nel 1929 e restaurato di recente in occasione dei 150 anni dalla fondazione della prima Società di guide di alta montagna, datata 1850.

Oltrepassato Courmayeur, a pochi km di distanza, si trova la frazione di Entrèves. Il villaggio deve la sua celebrità alla vicinanza con il traforo, che attraversando il massiccio del Monte Bianco, collega Entrèves a Chamonix-Mont Blanc, in territorio francese.

Nei dintorni di Entrèves, a La palud, parte l’impianto di funivie più lungo del mondo, che conduce sino a Chamonix-Mont Blanc. Incantevole il panorama che si può ammirare dalla funivia mentre passa sopra il Monte Bianco, la catena montuosa che, con i suoi 4.807 metri, è la più elevate d’Europa.

Subito dopo Entrèves, a quota 1.600 metri, si incontra Plan-Pincieux, considerato il capoluogo della Val Ferret, una vallata percorsa dal torrente Dora di Ferret, che nasce ai piedi del ghiacciaio del Pré de Bar. La valle si sviluppa per circa 14 km, parallelamente alle pareti del Monte Bianco, sino a raggiungere il confine con la Svizzera all’altezza del Col du Grand Ferret, porta d’ingresso all’omonima valle che si trova in territorio svizzero. La zona, che durante il periodo invernale permette di praticare lo sci di fondo, offre scenari davvero da cartolina, alternando alle ampie praterie verdeggianti paesaggi alpini ancora incontaminati. La Val Ferret, non solo segna i confini politici, ma divide anche le Alpi Graie dalle Alpi Pennine.