Itinerario in Abruzzo lungo la via dei Normanni

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Un valico naturale che attraversa longitudinalmente la catena degli Appennini abruzzesi favorì e facilitò, in tempi antichi, il transito delle popolazioni nordiche. I Normanni, infatti, diretti da L’Aquila nel napoletano sfruttarono questo percorso, a testimonianza del quale rimangono la storica Porta Napoli a L’Aquila e la monumentale ed elegantissima Porta Napoli a Sulmona.

Attraverso le gole di Popoli si lascia l’ariosa Piana di Navelli, in territorio aquilano, per immettersi nella Valle Peligna, nella cui conca, presso la confluenza dei fiumi Velle Gizio, sorge Sulmona, incorniciata dal profilo dei monti circostanti, tra i quale spiccano sul versante orientale la Maiella e il Morrone. La bella e storica cittadina è rilevante non solo per l’interesse paesistico ed artistico, ma anche per la rinomata industria del confetto, fiorente sin dal XV sec., che si caratterizza per la lavorazione di confetti fantasiosamente decorati a motivi floreali con multicolori nastri in seta.

Lasciata Sulmona, proseguendo in direzione di Pescocostanzo, ci si imbatte in un paesaggio montano caratterizzato da verdi pascoli e dolci declivi: subito dopo si attraversa l’altopiano delle Cinquemiglia, un’ampia e spoglia pianura di forma circolare, di origine vulcanica, merlata dal profilo dei monti circostanti. Un tempo questo luogo infestato da briganti e lupi era pericolosissimo, oggi invece è suggestivo per la quiete che vi si respira.

Tra il Piano delle Cinquemiglia e la Cresta dei monti di Pietramaggiore sorge Pescocostanzo, artisticamente la più interessante tra le stazioni sciistiche del territorio, che vanta anche un bellissimo parco naturale, il bosco di S. Antonio, ad alberi di faggio che si stringono attorno ad un antico eremo.

A ridosso della Maiella, che ha in Monte Amato (2795 metri) la vetta più alta (la seconda dell’Abruzzo dopo il Corno Grande del Gran Sasso), sorgono Palena, Campo di Giove e Pacentro, punto di partenza sia per escursioni sulle montagne, sia per mete naturalistiche come l’interessante Grotta del Cavallone, resa famosa dal pittore Michetti che ne fece il suggestivo scenario della tragedia dannunziana La Figlia di Iorio.

Per gli amanti delle escursioni, o anche di semplici e rilassanti passeggiate, tutto il territorio circostante offre magnifiche possibilità di scelta.

L’ITINERARIO

SULMONA

Una città ricca di storia. I resti delle antiche mura, le porte e i borghi, le chiese e i palazzi,  le piazze ampie e luminose, i vicoli e le strade ancora la raccontano. Città signorile, forte e orgogliosa, ha vissuto  periodi di splendore e attraversato momenti di grandi difficoltà riuscendo sempre a risorgere. Centro d’arte e di cultura, svolge un ruolo importante nella regione.

Al centro della Valle Peligna, attraversata nei secoli da pastori transumanti e popoli guerrieri, da frati eremiti e mercanti, è nota anche per aver dato i natali nel 43 a.C. a Publio Ovidio Nasone, cantore dell’amore e delle Metamorfosi. La vera origine di Sulmona è da ricercare sulle alture del Colle Mitra dove sono state rinvenute testimonianze archeologiche (cinta di mura poligonali) dell’oppidum, uno degli insediamenti fortificati più grandi dell’Italia Centrale. Dell’antica Sulmo che fu “municipium” romano, sono riemerse le tracce dagli scavi nel Tempio di Ercole Curino, alle falde del monte Morrone. Al tempo degli Svevi ottenne il primato regionale con l’istituzione di una cattedra di Diritto Canonico e di una delle sette Fiere annuali del Regno.

Sulmona
Sulmona, foto di daniele di egidio

Maestoso simbolo di quel periodo è l’acquedotto del 1256, che delimita l’antica Piazza Maggiore, luogo storico dove oggi si svolge la rievocazione della Giostra Cavalleresca.

I pregevoli monumenti distribuiti all’interno del centro storico ne fanno una importante tappa di turismo culturale in Abruzzo. Al 1474 risale la costruzione della Fontana del Vecchio, tra i primi monumenti rinascimentali sulmonesi. Numerose le chiese, tra cui: Santa Maria della Tomba del XII sec., San Francesco della Scarpa edificata nel 1290, il complesso monumentale della SS.Annunziata, la Cattedrale di San Panfilo, sorta nell’Alto Medioevo.

Ma anche i palazzi signorili fanno bella la città, e le antiche porte, le fontane. Un viaggio attraverso la storia e l’arte che affascina.

Sulmona gode di fama internazionale  per la pregevole produzione confettiera, che risale alla fine del XV secolo. La città custodisce gelosamente la propria identità e le proprie tradizioni, attraverso l’opera meritoria e l’impegno anche di istituzioni locali.

BADIA MORRONESE

La Badia Morronese o di S. Spirito fu fondata nel XIII sec. da Pietro Angelieri da Isernia, divenuto poi papa Celestino V. Fu sede dell’Abate supremo dell’Ordine dei Benedettini fino al 1807, quando venne soppresso l’Ordine. Ebbe quindi varie destinazioni d’uso tra cui quella di penitenziario. Il complesso fu abbellito nel ‘500 e ristrutturato, dopo un disastroso terremoto, nel ‘700 come si può desumere dal perimetro sinuoso della facciata della chiesa.

L’interno, a croce greca e coperto da cupola, conserva pregevoli arredi in legno intagliato come l’organo barocco, i preziosi armadi e il coro; ed anche affreschi ed un imponente sarcofago di gusto gotico di un esponente della potente famiglia abruzzese dei Caldora-Cantelmo, tal Restaino, scolpito adagiato sul sepolcro con tutta la sua armatura dall’artista Gualtiero d’Alemagna nel 1412.

Seguono il Cortile dei Nobili e il Refettorio.

Nelle vicinanze si trovano la moderna Fonte Vittoria, identificata con la Fons Amoris di ovidiana memoria e la cosiddetta Villa di Ovidio, in realtà Santuario di Ercole Curino risalente alla metà del I sec. a.C. circa, attrezzato per riti pagani in onore di Ercole, del quale sono state rinvenute varie immagini votive. Notevole è il pavimento a mosaico col motivo dei delfini, qui rinvenuto.

Poco più in lato, incastonato “come nido d’aquila” nella parete occidentale del Morrone, c’è invece l’eremo di S.Onofrio. Questo cenobio rupestre, che conserva l’oratorio (affreschi dei secoli XIII-XIV) e due cellette, si raggiunge con circa venti minuti di cammino su un ripido, ma comodo sentiero.

PACENTRO

Pacentro è uno dei borghi medievali meglio conservati d’Abruzzo, caratterizzato urbanisticamente dalle tre altissime e austere Torri, la più antica delle quali fu eretta probabilmente dal conte Boamondo nel XIII sec., e che costituiscono il Castello che ha pianta quadrata ed è circondato da un largo e profondo fossato; fu ultimato nel XV sec., mentre la cinta esterna, rinforzata da tre torrioni, è un’aggiunta posteriore.

Pacentro
Pacentro

La parrocchiale di S. Maria Maggiore del XVI sec. ha una facciata tripartita inferiormente da lesene entro le quali si aprono i tre portali di cui, quello centrale, più ricco e con bei battenti intagliati, è del 1603; l’alto campanile termine con una slanciata cuspide e riecheggia le forme di quello dell’Annunciata e dell’Abbazia Celestiniana di Sulmona. Nella stessa piazza è anche la seicentesca fontana dalla vasca a riquadri finemente scolpiti (l’arte della scultura, dell’oreficeria e soprattutto della seta raggiunse nel ‘500 fama ed onore) e una casa dai balconcini ingentiliti da ringhiere in ferro battuto.

CAMPO DI GIOVE

Rinomata stazione turistica invernale, Campo di Giove, nonostante i terremoti, conserva importanti testimonianze architettoniche del suo passato. Notevole Casa Quaranta del XV sec., e altre interessanti case dalle belle bifore.

La parrocchiale di S. Eustachio, eretta forse su un tempio pagano, è a tre navate con un ricco coro ligneo del XVII sec. e una statua lignea di Madonna con Bambino del ‘300 e altre statue del ‘500 e ‘600.

PALENA

Stazione turistica invernale ed estiva, ha una raccolta piazza del Municipio, circondata dai portici, nella quale si affaccia la Parrocchiale di S. Antonio Martire che, ricostruita, conserva del precedente impianto solo il settecentesco campanile.

Notevole è invece la barocca chiesa del Rosario, con gradinata d’ingresso a doppia rampa e facciata dal mosso perimetro con decorato rosone del ‘500 col motivo degli angioletti. L’interno a croce greca e cupola ha un organo ligneo intagliato e dorato del ‘700 ed una bella Madonna col Bambino, statua lignea policroma sempre del ‘700.

A proiezione e guardia del borgo medievale c’è il castello dell’XI sec., eretto nella parte più alta del paese, oggi ricostruito (1959) dopo i danni della guerra che causò gravi distruzioni in tutto il centro storico.

PESCOCOSTANZO

Stazione turistica invernale ed estiva, Pescocostanzo mantiene nel tempo il pittoresco aspetto di un paesino di montagna. Lungo molte delle sue stradine e piazzette si prospettano case e palazzotti del ‘500, ‘600 e ‘700 caratterizzati da sporgenti tettoie rette da mensole in legno, spesso preziosamente decorate, a riparo della scala esterna al termine della quale, su un piccolo ballatoio detto “vignale”, si apre il portoncino. Si incontrano un po’ ovunque, ma specialmente lungo corso Roma.

Bella e raccolta è piazza Umberto con la sua graziosa fontana, il palazzo Municipale con la trecentesca Torre con l’orologio, il palazzo degli Asburgo e l’ex monastero di S. Scolastica, che ha una caratteristica tettoia sostenuta da mensole lignee a forma di drago e una serie di nicchie in sostituzione delle finestre non previste in quanto monastero di suore di clausura; oggi l’edificio ospita la Biblioteca Comunale. E infine, l’antica Chiesa di S. Nicola rimaneggiata nel XVIII sec.

pescocostanzo panorama daniele di egidio
Panorama di Pescocostanzo, foto di Daniele di Egidio

Della magnifica basilica di S. Maria del Colle, fiore all’occhiello della raffinata Pescocostanzo, non si hanno notizie sicure circa la sua edificazione: documentata a partire dall’XI sec., fu ricostruita nel XV, dopo un terremoto ed ampliata nel secolo successivo. La chiesa accosta un gusto rinascimentale alle forme romaniche del precedente impianto. L’interno a cinque navate è un grande scrigno ricco di opere ed arredi preziosi che si sono aggiunti nel tempo, soprattutto nel Seicento e nel Settecento.

La parte più antica del paese è Pesco (etimologicamente “spuntone roccioso”) dove sorse il primo insediamento: oggi rimane il diruto fortilizio e antiche case e chiesette.

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