Il Fucino e l’Abruzzo marsicano

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L’area esplorata gravita sul bacino del Fucino, antico vasto lago prosciugato sul finire dell’800, per volere dei Torlonia, per far posto all’attuale immensa conca fertile e dando vita a una delle più importanti opere di ingegneria idraulica del territorio. L’itinerario proposto accosta i paesi che un tempo sorgevano sulle rive del lago e lambisce le pendici del Velino, imponente sul paesaggio. I comune di Magliano de’ Marsi, Massa d’Alge, Pescina, Collarmele, Cerchio e Celano sono compresi all’interno del Parco Regionale Velino-Sirente.

L’area è particolarmente ricca di spunti artistici e archeologici, sebbene sia stata duramente colpita dal terremoto del 1915, che ne ha distrutto numerose testimonianze; tra quelle superstiti sono una delle massime espressioni le vestigia di Alba Fucens. E’ inoltre caratterizzata da una particolare diffusione di episodi di architettura fortificata, alcuni anche di notevole rilievo come Celano e Scurcola Marsicana, che si impongono tra quelli più significativi della regione, a testimonianza dell’importanza strategica del territorio.

L’ITINERARIO

Giungendo da L’Aquila lungo l’autostrada A25 si raggiunge in breve il paese di Magliano de’ Marsi, posto in prossimità del fiume Salto, alle falde del Monte Lo Pago sul versante meridionale del Velino.

Il nucleo originale era anticamente cinto da mura con torri a difesa dell’abitato (una di esse esisteva ancora ai primi del XX secolo). Gravemente danneggiato dal terremoto del 1915, il centro storico attuale è in gran parte costituito da edilizia di sostituzione con allineamento dei fabbricati lungo i tracciati originari.

Notevole nell’abitato è la chiesa di Santa Lucia, eretta nel XIII secolo, con i tre portali che si aprono sulla ricca facciata, più volte modificata e restaurata dopo il terremoto del 1915; all’interno si possono ammirare un cippo funerario romano, un battistero quattrocentesco, un pergamo e interessanti altorilievi. E’ da vedere inoltre la chiesa di San Domenico, con portale cinquecentesco.

Il centro di Magliano de’ Marsi ospita, ai piedi del Monte Lo Pago, la sede del Centro Visitatori della Riserva Naturale Orientata Monte Velino, con interessanti spazi espositivi, l’area faunistica con voliere didattiche, recinto del cervo e del capriolo, e il Giardino Botanico in cui sono stati riprodotti i principali ecosistemi della Riserva.

Nei pressi della frazione di Rosciolo, dove si può visitare la chiesa di Santa Maria delle Grazie con portali del XIII e del XV secolo, si impone la chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta. La primitiva costruzione risale alla prima metà dell’XI secolo, mentre l’abside poligonale, inquadrata da un triplice ordine di colonne, è opera del XIII secolo. Di notevole rilevanza è l’arredo interno, con la pregevole iconostasi lignea, recentemente restaurata, e il ciborio realizzato con l’ambone del XII secolo del maestro Nicodemo, della scuola di Roberto e Ruggiero. La chiesa presenta un impianto a tre navate suddivise da pilastri quadrangolari su alcuni dei quali vi sono tracce di affreschi; sebbene alterata da alcune aggiunte e dissestata dal sisma del 1915, la chiesa rappresenta, soprattutto per la ricchezza degli elementi decorativi interno, uno dei più insigni monumenti del Medioevo in Abruzzo.

Suggestivo è anche il castello, ancora caratterizzato da una delle torri angolari circolari e da un tratto delle cortine che vi si attestano sui lati meridionale e orientale. A nord di essi si sviluppa il borgo che conserva ancora alcuni tratti della cinta muraria che lo circondava, visibili presso la torre del castello, ed una torre circolare. Le vicende del borgo e del castello sono legate al monastero di Santa Maria in Valle Porclaneta, a nord del castello, e di cui doveva costituire punto di controllo e difesa lungo il percorso che conduceva al cenobio.

Particolarmente caratteristico è il borgo di Marano, sviluppatosi attorno ad un castello la cui configurazione planimetrica, nonostante le numerose alterazioni, è ancora leggibile. Il borgo, che si estende verso est longitudinalmente al pendio, è ancora caratterizzato da elementi difensivi come la porta d’accesso posta ad occidente, ad arco acuto e fiancheggiata da due torri quadrangolari delle quali quella a sud inglobata in un edificio ottocentesco. A nord della porta è visibile un tratto delle mura che si collegano con la struttura del castello.

A pochi km da Magliano, si trova l’insediamento di Massa D’Albe, situato alle pendici del Monte Velino. I nuclei di Massa D’Albe e di Corona acquistano rilievo dal secolo XV sino al XIX. Dopo il terremoto del 1915, ampliandosi, diventano un unico centro. Nei dintorni della frazione Corona, sulle pendici del Monte Cafornia, si apre la spettacolare grotta di San Benedetto, detta anche grotta del Cristiano, con una formidabile veduta sulla conca del Fucino e sui monti della Marsica.

Il vicino borgo fortificato di Albe Vecchio, distrutto quasi totalmente dal terremoto del 1915, è posto su un rilievo a ridosso dell’antico insediamento di Alba Fucens. Si sviluppò intorno al castello Orsini che, pur nella sua attuale incompletezza, è ancora riconoscibile nel canonico impianto quadrangolare, con torri angolari cilindriche e un interessante esempio di apparato a sporgere, solo parzialmente conservato, con beccatelli a tre sporti successivi che doveva essere esteso all’intero perimetro. La differente altezza tra torri e cortine ha indotto alcuni studiosi, seppur con qualche riserva, ad attribuire l’edificazione del castello al XIV secolo.

Un’attenzione particolare merita la piccola chiesa di San Pietro, posta su un’altura a ridosso del sito di Alba Fucens, uno dei migliori esempi di architettura romanica in Abruzzo. L’attuale configurazione è frutto della ricostruzione compiuta tra il 1955 e il 1967 riutilizzando gli elementi originali superstiti dopo le distruzioni del sisma del 1915: si procedette al rilievo e alla catalogazione dei resti in situ e si rafforzò l’edificio con una struttura interna in cemento armato. La chiesa del XII secolo è sorta su un preesistente tempio italico de III sec. a.C., dedicato probabilmente ad Apollo e Diana. Dell’antico tempio sono ancora in situ due delle colonne tuscaniche del pronao e i muri perimetrali dell’antica cella. Resti delle murature del tempio sono visibili anche nella cripta sotto l’abside dove è inoltre conservato un sarcofago altomedievale con bassorilievo. La chiesa è a tre navate, suddivise da colonne corinzie scanalate di recupero, con abside semircircolare e cripta; è caratterizzata dal corpo quadrangolare addossato alla facciata che funge da base per la torre campanaria. Splendidi l’ambone duecentesco e l’iconostasi di stile cosmatesco.

Prima di dirigersi verso Avezzano merita una sosta Scurcola Marsicana, situata strategicamente alle pendici del Colle San Nicola tra la valle dell’Imele e quella del Salto, a nord dei Campi Palentini, dove si svolsero i drammatici eventi che videro contrapposti Svevi e Angioini. Il tessuto edilizio si distribuì sul fianco meridionale del rilievo dominato dall’imponente rocca Orsini che si pone tra i più significati ed evoluti organismi ossidionali, anche al di fuori dei confini regionali. Il singolare impianto planimetrico triangolare, con due torri tonde, è caratterizzato da un imponente baluardo posto nella parte più vulnerabile: appare chiaro il superamento della tradizionale rocca quadrangolare in quanto si offre un lato in meno all’artiglieria assediante. L’attuale impianto è frutto di diverse fasi costruttive che, nonostante il grave stato di degrado causato dal lungo abbandono, sono tuttora in parte riconoscibili. Sono stati rilevati infatti i resti di un castello-recinto medievale, con una torre pentagonale nel punto più elevato, inglobato poi in una rocca di stampo rinascimentale. La trasformazione tardoquattrocentesca, dovuta alla famiglia Orsini, è quanto di più singolare e progredito l’Abruzzo abbia prodotto nel campo dell’architettura fortificata; il sistema difensivo adottato, la difesa radente, è particolarmente avanzato in rapporto ai tempi: le torri e il bastione, dotati di casematte con camini di ventilazione per l’allontanamento dei fumi ancora oggi conservate, coprivano sia l’ingresso nel lato sud-ovest sia quello nel lato nord-est, sopraelevati e di ridotte dimensioni, mentre dell’apparato a sporgere, che coronava le cortine murarie e il bastione per esercitare la più tradizionale difesa piombante, restano le mensole in pietra e tracce degli inusuali beccatelli in mattoni. Alcuni studiosi hanno riscontrato nell’intervento orsiniano la colta influenza di Francesco di Giorgio Marini, la cui presenza come architetto militare fu richiesta, nel 1490, da Virginio Orsini.

Nel centro sono da visitare pregevoli edifici: dalla chiesa di Sant’Egidio, con portale trecentesco, alla chiesa della SS. Trinità, di impianto tardocinquecentesco con bella scalinata barocca. Notevole è inoltre il santuario di Santa Maria della Vittoria, eretto nel Cinquecento, che mostra sul fianco un portale ogivale proveniente dalla duecentesca abbazia di Santa Maria della Vittoria che sorgeva sul luogo dove si svolse la celebre battaglia tra Carlo d’Angiò e Corradino di Svevia.

Si giunge in breve al popoloso insediamento di Avezzano, di antichissime origini, situato alle pendici del monte Velino ai margini della grande conca che con un tempo era il lago Fucino. Il sisma del 1915 rase al suolo l’abitato e pochi sono i resti del suo passato scampati al terremoto e agli eventi bellici. Tra questi la rocca Orsini è certamente uno dei più rappresentativi dell’intera regione, nonostante le trasformazioni subite; dal tipico impianto quadrangolare, conserva ancora i quattro torrioni circolari angolari con bocche da fuoco. Il fortilizio venne eretto nel 1490 da Gentile Virginio Orsini, come risulta dall’iscrizione sulla lapide posta sopra i fori di alloggiamento delle catene dell’antico ponte levatoio, inglobando una più antica torre di vedetta che una tradizione di studi fa risalire a Gentile de Paleria, signore nel 1182 del contado di Avezzano. Le distruzioni provocate dal sisma del 1915 e i bombardamenti del 1944 hanno profondamente alterato l’elaborata struttura del castello che, dopo alcuni lavori di ripristino operati negli anni ’60 e una campagna di scavi condotta nel 1970, è stato recentemente restaurato con la realizzazione al suo interno di un Auditorium e di uno spazio adibito a Pinacoteca d’Arte Moderna con opere di Schifano, Bragaglia, Brindisi e altri.

Nel seminterrato del municipio è provvisoriamente sistemato un prezioso Museo Lapidario, in cui sono raccolti marmi, basi onorarie, frammenti architettonici ed epigrafi, soprattutto di carattere funerario, provenienti in gran parte da Alba Fucens.

E’ singolare il Centro Documentazione Civiltà Contadina e Pastorale Abruzzese che ha sede nel parco anticamente posseduto dalla famiglia Torlonia, in cui sono posti il Palazzo Torlonia, il granaio, la neviera e un caratteristico chalet, primo esempio di costruzione prefabbricata in legno della fine dell’900.

Nel territorio comunale è compresa la Riserva Naturale Guidata Monte Salviano. Nell’area sopravvivono le strutture murarie dell’emissario realizzato dai Romani per la bonifica del Fucino, ora comprese in un Parco Archeologico. Di interesse sono inoltre l’Incile e le altre opere legate ai lavori di prosciugamento che il duca di Torlonia effettuò nell’800.

Proseguendo ai margini della piana verso sud si raggiunge l’abitato di Luco dei Marsi, situato alle falde del Monte La Ciocca, che divide il bacino del Fucino dalla valle del Liri. Ha assunto l’attuale configurazione in epoca medievale, sviluppandosi linearmente con una disposizione che rispetta le tipologie dei centri lacustri. Accresciutosi notevolmente in seguito alla bonifica del lago, ha subito gravi danni in seguito al sisma del 1915; nonostante i numerosi rifacimenti conserva nella parte alta un tessuto edilizio tradizionale con caratteristiche dei secoli XVII.XIX.

Spicca la settecentesca chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista dall’elegante facciata, ma l’emergenza più notevole sorge appena fuori dal centro abitato ed è la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Ricordata fin dal X secolo come donazione di Doda, contessa dei Marsi, ai Benedettini, fu ricostruita nel XIII secolo. L’attuale impianto a tre navate, suddivise da pilastri, con coro quadrato coperto a crociera, quattro cappelle lungo il fianco sinistro e due lungo quello destro, è frutto di successivi interventi. Restaurata nel 1565, venne ampliata con l’aggiunta di quattro cappelle per lato e di due abisidi nel fondo della navatelle; le tre navi furono coperte con volta a botte lunettata. Il sisma del 1915 danneggiò notevolmente la struttura della chiesa che fu restaurata con lo smantellamento delle volte cadenti, sostituite da capriate lignee; furono demolite inoltre le prime due cappelle di destra e le piccole absidi laterali. Durante gli stessi lavori si ricostruirono il campanile crollato e la zona superiore della facciata.

L’interessante borgo di Trasacco è situato sul margine meridionale dell’oggi prosciugato lago del Fucino, alle pendici del monte Alto. Il paese sorgeva sulla riva del lago allo sbocco della valle di Collelongo, nella conca del Fucino, e assunse un ruolo importante nel controllo del territorio come testimonia la presenza della torre di difesa e avvistamento, a base quadrata, che emerge dal borgo per le sue notevoli dimensioni. Sotto l’aspetto architettonico la torre si rivela di notevole interesse per il singolare innesto tra la porzione inferiore, forse più antica, a pianta quadrata, e la sopraelevazione a pianta circolare.

Notevole è pure la chiesa dei Santi Cesidio e Rufino, riedificata nel XIII sec. e notevolmente modificata nel 1618. L’edificio presenta pianta basilicale a quattro navate con abside rettangolare, sacrestia con volta a botte affrescata, campanile, e un corpo allungato verso est, denominato Oratorio della Concezione.

Il centro storico venne distrutto dal sisma del 1915 ed è stato parzialmente ricostruito nella zona centrale.

Deviando verso sud si raggiunge il borgo di Collelongo, situato alle falde del monte Malpasso, nella valle del Fossato. Dell’antico borgo fortificato sono riconoscibili tracce di apparati difensivi. Il sisma del 1915 danneggiò gravemente l’abitato. Notevoli sono la chiesa di Santa Maria delle Grazie, con un portale cinquecentesco, la chiesa di Santa Maria la Nova, che conserva ricchi altari barocchi, un organo settecentesco e pregevoli tele moderne, e il Palazzo Botticelli, che ospita il notevole Museo Civico Archeologico ed Etnografico; qui, nella sezione archeologica sono esposti importanti reperti d’epoca italico-romana provenienti dalle campagne di scavo condotte, sin dagli anni ’60, nella valle di Amplero, ai confini del Parco Nazionale d’Abruzzo.

Di interesse è pure il Percorso-Museo della Civiltà Contadina e del Lavoro; il percorso, che ha inizio dal Palazzo Botticelli, conduce il visitatore alla scoperta delle antiche tradizioni cui sono legati gli oggetti esposti in vecchie abitazioni o in teche esterne lungo le vie del paese.

La vicina Villavallelonga è arroccata su un rilievo alle pendici del Colle dei Cerri, all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, in uno splendido scenario ambientale. Il borgo fortificato si è esteso al di fuori del perimetro murario solo dopo il XVII secolo. Le tipologie edilizie del centro storico sono difficilmente classificabili sia per i danni subito con il sisma del 1915 che per l’alterazione delle caratteristiche originarie. Inglobata nel tessuto edilizio si conserva ancora parzialmente l’antica cinta difensiva.

Nella chiesa parrocchiale della Madonna delle Grazie è da vedere una statua della fine del XV secolo in terracotta raffigurante San Bartolomeo. Proseguendo oltre il paese si giunge al santuario della Madonna della Lanna, poco oltre il quale inizia il Parco Nazionale d’Abruzzo.

Suggestiva è la celebrazione della festa di Sant’Antonio (16 gennaio) con la caratteristica cena della Panarda, con la distribuzione di panetta e fave cotte.

Da vedere il Museo del Cervo, allestito nell’Ufficio del Parco Nazionale d’Abruzzo, con un interessante laboratorio ecologico. Rientrati a Trasacco si prosegue per l’antico borgo di Ortucchio, anch’esso colpito dal sisma del 1915. Situato su un rilievo collinare al limite sud-orientale della piana del Fucino, costituiva uno dei punti di forza del sistema difensivo della zona. Imponente è il castello edificato da Antonio Piccolomini nella seconda metà del Quattrocento. Danneggiato dal terremoto del 1915, venne restaurato negli anni ’70. Costituiva un raro esemplare di complesso fortificato accessibile solo per via d’acqua, peculiarità che è stata sottratta all’edificio dopo il prosciugamento del lago. Distrutto il preesistente fortilizio per ordine del papa Pio II da Napoleone Orsini, nel 1465 Antonio Piccolomini, divenuto proprietario del feudo, lo riedificò totalmente a eccezione del dongione. La cinta trapezoidale esterna, con torrioni angolari cilindrici e circondata da un ampio fossato, ingloba il più alto mastio quadrato con apparato a sporgere e resti di merlature. Del torrione nord-ovest resta solo una traccia del basamento.

Nella parte più alta del paese sorge la chiesa di Sant’Orante, di antichissima origine ma ricostruita alla fine degli anni ’60 nel Novecento dopo le distruzioni del terremoto del 1915. All’interno sono ancora visibili frammenti degli antichi affreschi.

Sono note le grotte La punta e Maritza, nei dintorni del paese, per il rinvenimento di resti dell’homo sapiens.

Proseguendo si raggiunge la frazione Venere, dove è da vedere la torre cilindrica di avvistamento medievale. Ancora ai margini orientali della piana del Fucino è l’attuale abitato di San Benedetto dei Marsi che sorge sulle rovine di Marruvium, capitale dei Marsi, anticamente sulle sponde del lago. Tra la fine della repubblica e l’inizio dell’impero diventa municipio romano, dotandosi di edifici monumentali indispensabili per le nuove funzioni. Tra questi, è stata localizzata l’area dell’antico foro con il capitolium in corrispondenza della cattedrale di Santa Sabina, semidistrutta dal sisma del 1915, di cui si conserva parte della facciata in pietra, impreziosita da un mirabile portale trecentesco. Lungo via Marruvio si conservano i resti degli imponenti “morroni”, monumenti funerari in opera cementizia privi del paramento esterno asportato successivamente. Alla fondazione del municipio risalirebbero alcuni tratti, ancora visibili all’interno dell’attuale centro, della cinta muraria in opera quasi reticolata e resti di un edificio termale, individuati nella zona nord-est dove il corridoio voltato presenta una leggera pendenza verso l’arena.

A pochi km da San Benedetto dei Marsi, Pescina è in parte adagiata nella Piana del Fucino e in parte arroccata su un costone roccioso, situato sulla riva sinistra del fiume Giovenco. La torre e i resti dell’antico recinto fortificato dominano l’antico borgo che si sviluppò sul fianco del rilievo, privilegiando gli aspetti strategici a un felice orientamento del tessuto edilizio, esposto a settentrione. Il sisma del 1915 causò l’abbandono del nucleo più antico sulla parte alta del sito e favorì un successivo sviluppo sull’altra sponda del fiume. Si segnalano la cattedrale di Santa Maria delle Grazie, terminata nel tardo Cinquecento e restaurata nel XX secolo, che si distingue per la bella facciata-pronao, e la chiesa di Sant’Antonio, dall’elegante portale trecentesco sormontato dallo stemma dei conti di Clenao. Di impianto medievale, è stata ristrutturata fra Sei e Settecento e in parte danneggiata dal terremoto del 1915, mentre il convento è stato completamente trasformato. E’ ancora riconoscibile l’antico impianto della chiesa, a navata unica rettangolare, con coro a terminazione piana, mentre l’attuale veste decorativa è chiaramente settecentesca. Il paese ha dato i natali al celebre cardinale Mazzarino, al quale sono intitolati la piazza principale e il Museo Civico “Cardinale Mazzarino”, accanto ai resti della casa natale che raccoglie documenti relativi alla sua vita politica e privata.

E’ caratteristica la filanda di Pescina, situata lungo il fiume Giovanco, considerata per lungo tempo un punto di riferimento dagli allevatori locali che vi portavano la lana per la produzione di filati.

Proseguendo verso nord si raggiunge il centro di Collarmele, in posizione dominante sulla conca del Fucino. L’abitato è caratterizzato dalla bella torre cilindrica medievale che ha costituito l’elemento generatore dell’antico borgo.

Nei dintorni è da vedere la chiesa di Santa Maria delle Grazie, edificata nella seconda metà del XVI secolo per volere dei Piccolomini. La cappella isolata costituisce una delle ultime importanti manifestazioni del Cinquecento abruzzese.

A breve distanza si trova Cerchio, situato sulle falde del monte Corbarolo nella fascia pedemontana settentrionale del bacino del Fucino. Dell’originario borgo fortificato arroccato intorno al castello non restano, dopo il sisma del 1915, che l’individuazione planimetrica e alcuni edifici. Da vedere nella chiesa di Sant’Antonio (anticamente San Bartolomeo), dal portale rinascimentale statue in terracotta cinquecentesche, e nella parrocchiale una croce d’argento di scuola sulmonese. Di particolare interesse è il Museo Civico, allestito nell’ex-convento degli Agostiniani, con le sezioni di Arte Sacra, Etnografia, civiltà contadina e dei mestieri.

Il centro di Aielli appare raggruppato in cima a un colle appena sopra Cerchio; da qui si gode un’ampia vista sulla piana del Fucino in perfetta localizzazione per la difesa dell’accesso da ovest e in collegamento visivo con gli antichi presidi di Collarmele, Pescina e Ortucchio. E’ ancora riconoscibile l’antico impianto del borgo fortificato di costa, con torri di fiancheggiamento inglobate in più moderni edifici. Nella parte più alta sono conservati i ruderi di un castello fatto costruire nel 1356 da Ruggiero, conte di Celano, di cui è ancora visibile una torre in pietra, circolare all’esterno e ottagonale internamente.

Gli edifici sacri di maggior interesse sono la chiesa della SS. Trinità, ricostruita dopo il terremoto del 1915, del cui impianto originale restano il portale del 1479 e lo stemma dei Piccolomini, e la chiesa di San Rocco del XVI secolo. Ad Aielli Stazione si segnala la chiesa di Sant’Adolfo, edificata nel primo trecento del XX secolo.

Si giunge infine a Celano da dove prende origine il tratturo marsicano che nasce a valle del borgo e prosegue, in direzione del bacino del Fucino, seguendo fedelmente il tracciato della Tiburtina Valeria fin dopo Collarmele, identificandosi per un tratto con l’antico percorso romano.

Per quanto compromesso dal sisma del 1915, l’impianto urbano originario, compatto attorno alla mole del castello, è ancora riconoscibile. Notevoli sono la chiesa di Sant’Angelo, con raffinati stucchi settecenteschi, la chiesa di San Francesco, con facciata del XV secolo e un portale romanico e la collegiata di San Giovanni Battista, fondata nella seconda metà del XIII sec. con importanti affreschi tardo-gotici all’interno.

Il poderoso castello che sovrasta il nucleo abitato, posto in una eccezionale collocazione ambientale a dominio del Fucino, costituì uno dei principali capisaldi militari su cui si imperniava il tratturo, soprattutto durante la sanguinose lotte di potere tra le forze imperiali e quelle feudali che interessarono la Marsica durante il Duecento.

Nei dintorni è da vedere la chiesa di Santa Maria di Valleverde, insediamento degli Osservanti che custodisce all’interno alcuni tra i più importanti dipinti cinquecenteschi della regione. Il convento è di fondazione quattrocentesca mentre la costruzione della chiesa si completò nel 1509, come attesta la data sul portale. Straordinaria e insolita è la presenza di un vasto ambiente sottostante, la cappella gentilizia dei Piccolomini, interamente affrescata, cui si accede attraverso una scala con balaustra, posta al centro della terza campata, Alfonso II Piccolomini commissionò la decorazione delle pareti fra il terzo e il quarto decennio del secolo.

Sulle rive dell’antico lago del Fucino è sorto il Museo della Preistoria d’Abruzzo, progettato in perfetta integrazione con l’importante sito archeologico preistorico delle Paludi, relativo a un esteso insediamento impiantato sulla riva settentrionale del lago nel corso del terzo millennio a.C. e utilizzato siano alla fine dell’età del Bronzo.

Suggestivo è l‘eremo di San Marco alla Foce dove sorgeva, secondo la tradizione, l’antico monastero di San Marco. Il complesso è realizzato su una stretta balconata delle impervie Gole di Celano, delimitata a monte da un’alta parete rocciosa e verso valle dallo strapiombo sul torrente La Foce.