Una giornata a Chiusdino sulle orme di San Galgano

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Nel cuore della Toscana si trova una delle mete più misteriose e ricche di fascino della storia medievale della nostra penisola: San Galgano.

Situata a circa 30 km da Siena, questa località deve la sua fortuna alle mitiche vicende del cavaliere Galgano Guidotti e alla leggenda della spada della roccia. Nulla a che vedere con la spada di Re Artù cantata nel ciclo bretone: la spada di ferro custodita dall’eremo di Montesiepi affonda infatti le sue radici direttamente nella storia e in una storia tale da oscurare il primato di quell’altra spada nella roccia cui sono stati dedicati fiumi di pagine e poi, nell’era dell’immagine, film e documentari.

Per ricostruire le tappe della storia di San Galgano è necessario partire dai luoghi in cui ha vissuto e che l’hanno consegnato alla leggenda.

L’intero complesso di San Galgano nel comune di Chiusdino, comprendente l’abbazia e l’eremo di Montesiepi, è raggiungibile esclusivamente tramite l’auto percorrendo la SS223 Siena-Grosseto.

Un enorme viale alberato conduce alla prima chiesa gotica realizzata in Toscana: l’abbazia di San Galgano, costruita tra il 1218 e il 1288 dai monaci cistercensi provenienti da Casamari (Frosinone). Eretta dai cistercensi in una posizione strategia tra fiumi, boschi, pianure coltivabili e grandi vie di comunicazione, l’abbazia accolse grandi personalità e godette di grande ricchezze e rispetto, anche grazie al sostegno economico di Federico II, tanto da essere contesa tra Papato e Repubblica di Siena. Tuttavia la carestia del 1329, la peste del 1348 e il saccheggio di vari eserciti, la misero a dura prova. Ulteriori scorribande mercenarie decretarono il trasferimento dei monaci nel palazzo di San Galgano a Siena con la conseguenza che, gli abati che ebbero in gestione l’abbazia, ne accelerarono il declino, arrivando addirittura a vendere la copertura in piombo del tetto per ricavarne munizioni.

Nel Settecento, le poche volte non compromesse dall’incuria crollarono e, nel 1786, un fulmine colpì il campanile distruggendolo. Si salvò soltanto la campana maggiore, opera del Trecento, che però successivamente verrà fusa e venduta come bronzo. Negli anni successivi venne adibita addirittura a fonderia finché nel 1789 fu sconsacrata e abbandonata, diventando il rudere che è oggi.

Nonostante lo stato di conservazione, il luogo emana un fascino incredibile e si è immersi in un alone di magia e mistero, alimentato da stravaganti teorie dove i risultati delle analisi scientifiche si confondono con interpretazioni mistiche ed esoteriche.

E’ possibile visitare l’interno dell’Abbazia, la Sala Capitolare, lo Scriptorium (al cui interno si trova la biglietteria e il punto informazioni turistiche con il bookshop), gli ambienti esterni come i resti del Chiostro e le aree adiacenti intorno al complesso abbaziale. I lavori in corso consentiranno l’apertura del primo piano, quello dei dormitori dove si trovano le cellette dei monaci e la stanza dell’abate.

L’abbazia è aperta tutti i giorni con orari diversi a seconda delle stagioni, ma può subire variazioni in occasione di eventi o matrimoni. San Galgano è infatti una delle location più ambite per i riti civili previa autorizzazione comunale.

Sulla collina adiacente si trova la rotonda di Montesiepi, dove è custodita una delle reliquie più enigmatiche e affascinanti dell’intera regione. Più antica rispetto all’abbazia, venne realizzata nel 1181 subito dopo la morte di San Galgano, sopra l’antica capanna dove si ritirò in eremitaggio nell’ultimo anno di vita.

La storia di Galgano è simile a quella del più noto San Francesco. Nato a Chiusdino nel 1148 la leggenda narra che ebbe una vita dissoluta fino a quando, a 32 anni, per ben due volte gli apparve in sogno l’Arcangelo Michele. Iniziò così un lento percorso di conversione, che lo vide predicare per Siena e dintorni finché un giorno non ricevette in sogno dagli apostoli l’ordine di costruire una rotonda nella zona di Montesiepi e di ritirarsi a vivere lì. Raccontati i sogni alla madre e alla fidanzata, le donne cercarono di farlo desistere, ma il 21 dicembre del 1180, il suo cavallo imbizzarrito lo condusse direttamente a Montesiepi.

Il gesto che testimonia la piena adesione alla volontà del Signore fu quando Galgano, non trovando legname per fare una croce, conficcò la sua spada nella roccia così da creare una croce con l’elsa. Un episodio che rappresenta un forte gesto di rottura con la vita precedente, di un uomo che abbandona le proprie vesti di cavaliere terreno per vestire quelle di soldato di Cristo, e che ha contribuito alla nascita della leggenda di San Galgano, della spada nella roccia e delle tante teorie che lo legano alla saga bretone di Re Artù.

L’eremita iniziò dunque la costruzione di un romitorio ove condurre una vita di meditazione e preghiera. Rapidamente la sua fama si diffuse in tutta Siena richiamando pellegrini in cerca di un miracolo, e Galgano non si fa pregare troppo in quanto, nel processo di canonizzazione del 1195, se ne conteranno ben 19.

La chiesa ha una pianta circolare e, a differenza dell’abbazia, è ancora utilizzata per le celebrazioni religiose e le funzioni liturgiche.

Al centro dell’eremo si trova ancora la spada che 800 anni fa il cavaliere Galgano Guidotti infisse nel terreno come addio alle armi e atto di conversione alla pace. “Ed essa, per virtù divina, si saldò in modo tale che né lui né altri, con qualunque sforzo, fino ad ora poterono mai estrarre”, è scritto nei verbali del processo di canonizzazione, il più antico che si conosca.

Attualmente la spada è protetta da una teca in plexiglass, messa negli anni ’60 quando un vandalo ne spezzo l’elsa. Addirittura poteva essere liberamente estratta fino al 1924 quando, per prevenire un eventuale furto, il parroco bloccò la lama versando del piombo fuso nella fessura.

Recenti analisi hanno dimostrato che la lega metallica della spada risale effettivamente al XII secolo, anche se restano da fare altri esami per convalidare quest’affermazione.

Tra l’altro è stato provato che nel pavimento sottostante ci sia una camera vuota a cui mai a cui mai è stata data l’autorizzazione per gli scavi. Ad oggi, cosa effettivamente quella camera contenga rimane un mistero.

C’è anche un’altra leggenda che lega San Galgano e l’Eremo di Montesiepi, ed è quella che vuole che qui sia custodito il Sacro Graal, per via dei tanti rimandi ai templari e per la struttura della chiesa ricorda proprio una coppa rovesciata.

Nel XIV secolo fu aggiunta al lato del corpo principale, una cappellina rettangolare, affrescata dal pittore senese Ambrogio Lorenzetti. Gli affreschi, che raffigurano storie della Vergine, sono un piccolo gioiello dell’arte toscana. Particolare che incuriosisce è quello della Madonna in trono con bambino con tre mani, due che reggono Gesù, e la terza che trattiene un bastone. Il perché di questo errore è tutt’ora un mistero. Molte sono anche le sinopie, a dimostrazione di una decorazione rimasta incompleta.

Nella cappella del Lorenzetti è presente una seconda teca che farebbe riferimento ad un altro episodio miracoloso della vita di Galgano. Durante la sua assenza per un pellegrinaggio alle basiliche romane, tre monaci invidiosi cercarono di estrarre la spada dalla roccia per rubarla, ma non riuscendovi, la vollero rompere per oltraggio. Il castigo di Dio fu immediato: uno cadde in un fiume e annegò, un altro fu incenerito da un fulmine ed un terzo fu afferrato per un braccio da un lupo e fu trascinato via. Stando alla leggenda la teca conserverebbe proprio le mani mummificate del monaco invidioso. La radiodatazione, svolta con il metodo del carbonio 14 nel corso delle indagini scientifiche del 2001, ha fatto risalire le mani al XII secolo, quindi coeve a Galgano. Ma è molto più probabile che si tratti dei resti dei primi seguaci di San Galgano rinvenuti nel XVII sec. nel sagrato della Rotonda.

L’itinerario può continuare con la visita al borgo medievale di Chiusdino, dove tutto ebbe inizio.

La casa natale di Galgano, oggi trasformata in cappella, conserva il Sasso Santo, che secondo la leggenda riporta i segni di quando il cavallo di Galgano si inginocchiò di fronte all’Arcangelo Michele. L’esterno, a parte una copia del bassorilievo di San Galgano portato a Montesiepi è quello di un palazzotto medievale. Pur nella necessità di lavori di ristrutturazione, mostra intatta la sua genuinità ed il suo fascino.

La casa di Galgano è praticamente adiacente sia alla chiesa di San Michele, che conserva il cranio con la capigliatura del cavaliere, unica reliquia attribuita al santo, sia al Museo Civico, dove sono esposte pregevoli opere d’arte inerenti il culto di San Galgano, tra cui un reliquiario del XIV secolo precedentemente usato per custodirla.

Molti pittori, quali Domenico Beccafumi, il Sodoma, Bartolomeo Bulgarini, Ventura Salimbeni ed altri rappresentarono San Galgano.

Non mancate di dedicare del tempo al centro storico del borgo con i suoi giardini in penombra, le chiesette incastonate tra le mura, i vicoli caratteristici, strettissimi e affascinanti, senza dimenticare i dettagli, come la fontanella a mano che si trova proprio ai piedi di una scalinata che porta verso l’ingresso alle costruzioni del primissimo insediamento. Si gira velocemente Chiusdino, ma se si guarda ogni dettaglio, il tempo scorre molto più lentamente, e alla fine ci si possono dedicare anche tre o quattro ore. Tutto curatissimo nel suo piccolo e con una vista spettacolare sul contado senese.

 

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