Itinerario nei borghi marchigiani da Fabriano a Pergola

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Risale a centinaia di anni fa ciò che tuttora da di Fabriano una nota cittadina delle Marche. Nella seconda metà del ‘300 le botteghe locali producevano un milione di fogli di carta l’anno (soprattutto filigranata): da qui prendevano il via verso le principali città italiane e non solo. Carta, dunque, ma anche ferro, lana, concia delle pelli. Nel terzo millennio Fabriano continua a essere celebre per le sue cartiere, pur presentando un aspetto artistico e architettonico di grande rilievo.

Si parte dalla Piazza del Comune, ornata al centro dalla Fontana Sturinalto del 1285-1351: da una parte il palazzo del Podestà, del 1255, a trifore e merli e aperto da un voltone, dall’altra il seicentesco loggiato di S. Francesco, di diciannove arcate, e il Palazzo comunale, del sec. XIV-XV, fino al Palazzo vescovile, eretto nel 1545, dalla facciata porticata, e la torre dell’Orologio. A pochi passi ecco piazza Umberto I, con il Duomo di S. Venanzio, che ospita opere di Allegretto Nuzi e Orazio Gentileschi, e l’ex Ospedale di S. Maria del Buon Gesù (XV sec.) dall’elegante portico e bifore.

Negli ambienti restaurati dell’ex convento di San Domenico si trova il Museo della Carta e della Filigrana, che illustra le fasi storiche della lavorazione della carta, con attrezzature, documenti e schede tematiche. E’ qui che ha sede anche la pinacoteca civica Bruno Molajoli che espone dipinti di scuola fabrianese dei sec. XIV-XV; Allegretto Nuzi, Antonio da Fabriano, Francescuccio di Cecco Ghissi e una tela di Orazio Gentileschi.

Si lascia Fabriano per dirigersi verso il comune di Genga. La frazione principale è San Vittore alle Chiuse. Antica stazione termale dell’età romana, fino agli anni ’30 se ne potevano ancora ammirare testimonianze, come resti di membrature termali, conduttori in laterizio e piombo, frammenti di mosaici, capitelli, rovine di vasche antiche. L’omonima chiesa è tra i più significati monumenti romanici della regione: sorta probabilmente nell’XI secolo, eretta da monaci benedettini in un fondo detto “Vittoriano”, fu dedicata ai Santi Benedetto, Maria e Vittore. Presenta in facciata un androne ogivale chiuso tra un robusto campanile tronco e una torre cilindrica scalare. L’interno ha tre navate divise da piloni cilindrici, mentre a destra della facciata ci sono i resti dell’antico convento.

Di fronte alla chiesa si trova il ponte romano, difeso da una tronca torre gotica; a fianco del tempio vi è lo stabilimento termale e la vecchia abbazia, adibita a Museo Speleocarsico. San Vittore alle Chiuse è tuttora una piccola ma importante stazione termale, nota per le sue acque sulfuree.

Si prosegue verso Frasassi di Genga: tra le due montagne tagliate a picco si apre una gola selvaggia dentro la quale scorre il Sentino. La gola nasconde il tesoro delle grotte di Frasassi, la cui sala più vasta è stata scoperta da alcuni speleologi del gruppo CAI di Fabriano nel settembre 1971. Un labirinto sotterraneo di tredici km, di cui solo uno e mezzo è percorribile dai visitatori.

Al fantastico mondo del sottosuolo delle grotte di Frasassi, nascosto sotto il monte Vallemontagnana, si accede attraverso un tunnel lungo oltre 200 metri scavato nella roccia. Dall’atrio della gola si segue il percorso che porta ai punti più suggestivi: cascate del Niagara, l’abisso Ancona, i Giganti, sala 2000, Obelisco, sala delle Candeline, sala Infinito, Organo e sala dell’Orsa. L’acqua nell’arco di millenni, ha dato vita al complesso carsico più vasto e più noto oggi in Italia. La cavità maggiore è la grotta Grande del Vento.

Qual è la spiegazione archeologica di una simile opera d’arte naturale? Dal soffitto delle grotte ha avuto inizio un lento e costante stillicidio di acqua calcarea, tuttora vivo, che permette l’accrescimento e la vita delle concrezioni. Il calcare che rimane in alto e che precipita a terra attraverso l’acqua, accumulandosi per millenni, ha portato alla formazione delle splendide stalattiti, stalagmiti e colate di cristalli, mescolate in un armonico susseguirsi di forme tra laghi, laghetti e scrigni.

Frasassi fa parte, dal 1997, del Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, la più grande area protetta regionale. Gli scenari naturali sono inseriti in un’area più vasta, quella della Comunità Montana dell’Esino-Frasassi, e i Comuni interessati dall’area del parco sono Arcevia, Fabriano, Genga e Serra San Quirico, centri dalle molteplici ricchezze storiche, archeologiche e culturali.

Ad appena tre km ecco Sassoferrato, composto da due nuclei, il moderno Borgo e il medievale Castello, dominato dai resti della Rocca costruita nel 1368 dal legato pontificio Egidio Albornoz. Il luogo ricorda “Sentinum”, antico centro umbro-romano di cui rimangono resti di edifici, strade selciate e mura. Dall’abitato prese il nome anche Gian Battista Salvi, detto il Sassoferrato, pittore seicentesco classicheggiante qui nato nel 1605.

Di notevole interesse anche l’abbazia di Santa Croce, fondata nel sec. XII dai Conti Atti, Signori di Sassoferrato per i monaci camaldolesi provenienti da San Vittore. Il campanile sembra risalga al 1300 e originariamente doveva avere la funzione protettiva di fortezza, mentre le due antiche campane risalgono al 1400. Il portale è quasi del tutto nascosto da due uri di sostegno costruiti dai monaci nel primo decennio del ‘900. La struttura interna è a croce greca e presenta i resti di affreschi trecenteschi raffiguranti S. Caterina, Beato Alberto e S. Tommaso Apostolo.

Da visitare anche i due musei cittadini: l’Archeologico, con reperti che documentano gli aspetti più importanti della vita degli antichi Sentinati, e il Museo delle arti e delle tradizioni popolari con gli strumenti appartenenti alla “civiltà contadina”.

A meno di 20 km da Sassoferrato si trova Pergola, una cittadina ricca di monumenti e opere d’arte, cominciando dagli edifici più antichi come la gotica chiesa di S. Giacomo (sec. XIII), rinnovata all’interno insieme all’ex convento delle agostiniane, oggi sede del Centro Operativo Mussale.

Degni di nota anche la chiesa di S. Francesco, con il caratteristico portale trecentesco ad arco acuto, il Duomo, già chiesa degli agostiniani, e il suo interno tardobarocco, S. Maria Assunta e la chiesa dei Re Magi.

Autentico vanto cittadino sono i famosi Bronzi dorati provenienti da Cartoceto di Pergola, unico gruppo di bronzo dorato esistente al mondo giunto dall’età romana ai giorni nostri. Il complesso, conservato nell’omonimo museo, ospitato nell’ex convento di San Giacomo, rappresenta un probabile gruppo familiare, composto da coppie di figure femminili e cavalieri. Fra gli edifici pubblici si distingue il Palazzo Comunale, costruito su progetto del riminese Gianfrancesco Buonamici dopo il 1750, l’antico Palazzo Ducale, quello dei Malatesta e il settecentesco Teatro Angelo Dal Foco, recentemente ripristinato dopo anni di abbandono.

Altri bei palazzi privati sono quelli dei conti Mattei-Baldini, dei Badalucchi, dei Guazzugli-Gabrielli, dei Caverni, dei Giannini, dei Ruffini e dei Cini.